L'Italia sta perdendo la propria base attiva e la capacità di generare valore economico. La crescita economica influenza le dinamiche demografiche e la struttura della popolazione condiziona le prospettive di sviluppo.

Tra il 2018 e il 2023, il Pil italiano ha manifestato una crescita media annua positiva. Parallelamente, però, il calo demografico e la riduzione della popolazione in età attiva hanno rappresentato un fattore strutturale di freno.

In Umbria, l’incremento dell’occupazione e il modesto miglioramento della produttività del lavoro hanno sostenuto una dinamica economica lievemente positiva. Hanno invece agito in senso opposto il deficit demografico e la riduzione della popolazione in età attiva.

Le proiezioni dell'Istat indicano che, da qui al prossimo decennio, la popolazione italiana tenderà a diminuire. Soprattutto la perdita di persone in età da lavoro sarà diffusa e sarà più accentuata tra le regioni economicamente più svantaggiate. È un dato che evidenzia un futuro in cui la demografia produce una nuova divisione tra le regioni, comportando il rischio di una decrescita più disuguale.

Una gestione efficace e lungimirante dei flussi migratori può contrastare questo squilibrio e consolidare la forza lavoro. Infatti, solo un aumento strutturale della produttività può compensare gli effetti derivanti da un contesto demografico avverso sul potenziale di crescita del Pil, preservando la dinamica del reddito e la competitività di lungo periodo.

In definitiva, il contrasto alla transizione demografica richiede un approccio integrato: misure volte a mobilitare il potenziale interno di lavoro e un salto di qualità attraverso un innalzamento della produttività.




Fonte:
A.U.R. (Agenzia Umbria Ricerche)

Questa pagina ti è stata utile?