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Alla Sala della Vaccara l’incontro promosso da Europe Direct Umbria con TUCEP, CDE dell’Università di Perugia e Team Europe Direct. Dopo l’ascolto comune del SOTEU di Ursula von der Leyen, il confronto sulle ricadute locali delle priorità europee.
Federico Sisti: semplificazione e competenze sì, ma la riforma dei fondi va costruita con i territori.
Fabio Raspadori: attenzione al nuovo bilancio 2028-2034 e al ruolo delle Regioni.
Alessio Alunni Santoni (ESN Perugia): Erasmus più accessibile e meno barriere per gli studenti.
Con la partecipazione della Rete dei Consiglieri locali dell’Unione europea e il patrocinio della Comune di Perugia.
Dallo Stato dell’Unione allo stato dei territori: è stato questo il filo conduttore dell’incontro che si è svolto questa mattina nella Sala della Vaccara di Perugia, promosso da Europe Direct Umbria insieme a TUCEP (Tiber Umbria Comett Education Programme), CDE (Centro di Documentazione Europea) dell’Università degli Studi di Perugia e Team Europe Direct, con la partecipazione della Rete dei Consiglieri locali dell’Unione europea e con il patrocinio della Città di Perugia. In collegamento il generale Vincenzo Camporini, già Capo di Stato Maggiore della Difesa
Ad aprire i lavori sono stati il professor Francesco Tei, di Europe Direct Umbria, e la dottoressa Maria Elena Chiodo, di Team Europe Direct, richiamando il senso dell’iniziativa: ascoltare insieme il SOTEU (State of the European Union – Discorso sullo Stato dell’Unione) e tradurre le priorità indicate a Bruxelles in domande, opportunità e scelte concrete per i territori.
Il discorso pronunciato al Parlamento europeo dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha posto al centro l’esigenza di un’Europa più forte e indipendente, la competitività, la semplificazione, l’energia, l’innovazione e l’intelligenza artificiale, il lavoro e le competenze, la sicurezza e la tenuta democratica. Sul fronte economico, von der Leyen ha indicato nel rilancio dell’economia la priorità numero uno, rivendicando le dodici proposte “omnibus” di semplificazione e chiedendo agli Stati un patto contro il “gold-plating”, cioè l’aggiunta di oneri nazionali alle regole europee. Ha inoltre annunciato il Quality Jobs Act entro la fine dell’anno e ribadito l’impegno a investire nelle regioni perché le persone abbiano il “diritto a restare”.
È proprio sulla traduzione territoriale di queste linee che si è concentrato Federico Sisti, Segretario generale della Camera di Commercio dell’Umbria. “Il discorso sullo Stato dell’Unione conferma una direzione che come sistema camerale chiediamo da tempo: meno burocrazia e più capacità di competere. Le proposte omnibus e la lotta al gold-plating vanno nella direzione giusta, ma serve che anche il livello nazionale e regionale faccia la sua parte, senza scaricare complessità aggiuntiva sulle imprese”. Sisti ha poi indicato nelle competenze una leva decisiva: “Investire su competenze e formazione — penso al futuro Quality Jobs Act — è la vera leva per non lasciare indietro i territori nella transizione tecnologica”.
Il Segretario generale ha però richiamato anche il nodo del prossimo bilancio pluriennale dell’Unione: “Guardiamo con attenzione, e con qualche preoccupazione, all’ipotesi di un forte accorpamento dei fondi europei: la semplificazione non deve tradursi in una perdita di specificità territoriale, né in un indebolimento della capacità delle Regioni di programmare interventi mirati sui propri sistemi produttivi. Una riforma dei fondi che leghi le risorse a risultati concreti è positiva, ma va costruita insieme ai territori, non calata dall’alto”.
Su questo stesso passaggio si è soffermato il professor Fabio Raspadori, docente di Diritto dell’Unione europea e responsabile accademico del CDE dell’Università degli Studi di Perugia, scegliendo di mettere a fuoco soprattutto “ciò che von der Leyen non ha detto, o ha appena citato”. Raspadori ha ricostruito la proposta della Commissione per il bilancio europeo 2028-2034, che punta a riunire in una strategia più unitaria diversi fondi oggi attuati da Stati e Regioni attraverso i nuovi Piani di partenariato nazionali e regionali. Secondo Raspadori, il punto da discutere è il ruolo delle Regioni, che nei piani della Commissione europea verrebbe ridimensionato. Ha inoltre richiamato lo spostamento dell’asse delle politiche europee verso competitività, ricerca e innovazione e le conseguenze che questa scelta può produrre sulle politiche tradizionali, a partire dall’agricoltura, i cui fondi diminuirebbero.
La proposta della Commissione prevede effettivamente l’integrazione di diversi fondi in una strategia comune e un forte rafforzamento degli strumenti per competitività e innovazione; la Commissione sottolinea, al tempo stesso, che i nuovi piani dovranno essere costruiti con Stati, Regioni e comunità locali e mantenere garanzie specifiche per coesione e agricoltura.
Il tema riguarda direttamente anche le università. Raspadori ha ricordato il percorso avviato dall’Università degli Studi di Perugia, su impulso del Rettore Massimiliano Marianelli, per rendere l’Ateneo sempre più europeo attraverso una rete più fitta di collaborazioni con le università del continente. Il salto di scala, ha osservato, richiede però strumenti dell’Unione capaci di rendere strutturali le sinergie, i collegamenti e i percorsi comuni tra gli atenei, fino a costruire una dimensione realmente europea dell’università.
Al confronto ha portato la voce degli studenti anche Alessio Alunni Santoni, universitario di ESN Perugia (Erasmus Student Network). “L’Erasmus non può diventare un privilegio per pochi”, ha sottolineato, chiedendo borse più adeguate al costo reale della vita e maggiore flessibilità accademica. Ha ricordato anche il lavoro quotidiano di ESN Perugia nell’accoglienza, nell’inclusione e nel sostegno agli studenti internazionali: l’Erasmus, ha spiegato, non è soltanto mobilità, ma un’esperienza capace di costruire appartenenza e cittadinanza europea.
Il dibattito conclusivo ha così riportato il SOTEU dalla dimensione istituzionale a quella locale: imprese, lavoro, formazione, fondi europei, università e giovani come terreno concreto sul quale misurare l’efficacia delle scelte dell’Unione e la loro capacità di rispondere alle esigenze dei territori.
