L’Umbria è nota come ‟il cuore verde d’Italia ”. Il suo paesaggio è contraddistinto da valli, colline e, in parte, creste montuose simili alle vette alpine. Una regione costellata di morbidi poggi, alture e conche che si estende lungo il corso medio del Tevere.

Il Trasimeno è il più grande lago della penisola appenninica e il denso bacino lacustre e sorgivo dei dintorni culla il visitatore ispirandogli quiete e serenità.

Nei pressi di Terni, le Cascate delle Marmore attraggono visitatori da tutto il mondo non solo per il loro fascino, ma anche per l’eccellente occasione offerta dal fiume Nera di destreggiarsi in canoa o in kayak.

I numerosi sentieri pedestri piacciono anche ai bambini. I ciclisti hanno modo di godersi piste che, snodandosi attraverso i boschi e varcando i colli, costeggiano castelli, borghi e mete di pellegrinaggio quasi fuori dal raggio della memoria.

Per chi ama la natura, un sogno trasformato in realtà. Le fondamenta di molti paesi coincidono con insediamenti etruschi e romani, tanto che gli scavi d’interesse sono sparsi pressoché ovunque. Il Museo Nazionale di Perugia e le pinacoteche minori espongono centinaia di tesori artistici.

L’incanto dell’Umbria promana da questo connubio fra arte e natura, dalla quieta armonia che si diffonde dai suoi centri medievali – senza dimenticare i capolavori del Rinascimento e le prelibatezze che deliziano chi giunge da queste parti.

Chi apprezza la carne potrà gustare innanzi tutto il maiale e gli insaccati, leccornie come il salame e il così detto ‟barbozzo” – serviti come il pecorino stagionato con pane senza sale. Sul versante montano, Norcia e dintorni propongono meraviglie come il  prosciutto IGP che dal centro prende nome e il prosciutto di cinghiale, ancora irto di setole. Il torciglione – un dolce fatto a forma di serpente – e i celebri tozzetti sono preparati in ogni famiglia seguendo un’antica ricetta.

Dai vigneti DOC e DOCG della zona di Orvieto, Torgiano e Montefalco nascono poi vini prestigiosi.

UMBRIA

  •              Capoluogo:               Perugia
  •              Superficie:                8.456 km2
  •              Abitanti:                     0,9 milioni
  •              Altezza massima:  Monte Vettore (2.476 metri)             
  •              Province:                   Perugia, Terni
  •              Fiumi più noti:         Tevere, Nera, Chiascio, Topino
  •              Luoghi più noti:       Assisi, Deruta, Foligno, Orvieto, Terni

NEL CUORE D’ITALIA

Perugia, capoluogo dell’Umbria, ha alle spalle un passato di quasi 3000 anni e si annovera tra le principali città etrusche. Le attrazioni del suo centro storico sono molteplici e interessanti.

Questo polo urbano popolato da 170.000 abitanti scarsi sorge più o meno esattamente a metà strada fra Roma e Firenze; in vista di un week end di vacanza, l’imbarazzo nel puntare su una costa o sull’altra c’è eccome, giacché il Mar Tirreno su un versante, l’Adriatico sul versante opposto, sono pressoché equidistanti.

Se così si è deciso, raggiungere a piedi il centro di Perugia comporta in sé una sfida in termini di prestanza fisica. L’opzione mezzi pubblici resta ovviamente aperta – grazie al MINIMETRÒ, dal capolinea di Pian di Massiano, presso il grande parcheggio accanto allo stadio, in periferia, il centro storico è per esempio raggiungibile fino al terminale di Pincetto –, ma, a piedi, ‟l’ascesa” in quanto tale è un’avventura. Conclusa l’arrampicata per i vicoli angusti, varcati i pittoreschi archi antichi e percorsa la salita dei numerosi gradini che conducono alla città vecchia, si accede al cuore pulsante della vita urbana. L’imponenza di Piazza IV Novembre e l’ampiezza di Corso Vannucci – aperto in fondo sul parchetto dei Giardini Carducci, da cui si gode una vista mozzafiato – saranno lì ad ammaliarvi.

Con gli altri gioelli secolari, tesori artistico-monumentali come la sontuosa Fontana Maggiore e il prospiciente Duomo di San Lorenzo in Perugia testimoniano di un passato intriso di storia.

Chi raggiunga il centro approfittando della scala mobile si troverà ad attraversare la ROCCA PAOLINA, massiccia fortificazione eretta per volere di papa Paolo III all’indomani della Guerra del Sale (1540). Il forte – che accoglie abitazioni, torri e strade – si articolava originariamente in cinque piani ed era connesso alla Rocca Minore – la così detta ‟Tenaglia” – da un lungo corridoio. Già devastato nel 1848, questo simbolo del potere pontificio fu definitivamente raso al suolo nel 1860. Fra le sue vestigia si annoverano le catacombe ipogee, ad oggi dissepolte solo in parte, le quali – uniche e straordinariamente evocative come sono – ospitano ai nostri giorni spazi espositivi come il Polo museale e documentario della Rocca Paolina e della Città.

Se i primi insedimenti risalgono al IX secolo avanti Cristo, l’assetto urbano ha preso forma dal VI a. C. Alla metà dell’XI secolo, Perugia risultava già divisa in cinque rioni (quartieri urbani), definiti dalle porte cittadine medievali corrispondenti a quelle primitive, di origine etrusca e romana. La progressiva espansione comportò lo sviluppo di cittadelle esterne alle mura, ciascuna delle quali attraversata da una strada di rappresentanza.

Ogni quartiere si identificava con un colore e un proprio simbolo, connesso in origine a un animale e, in seguito, a un santo o a un suo attributo ovvero a un altro tratto distintivo. Ciascuna contrada constava di una serie di parrocchie e di una sede degli Ordini mendicanti: i Carmelitani a Porta del Sole, gli Agostiniani a Porta Sant’Angelo, i Francescani a Porta Santa Susanna, i Serviti a Porta Eburnea e i Domenicani a Porta San Pietro.

I lussuosi edifici e le principali attrazioni il cui interesse storico, artistico e architettonico si riconnette a tale cornice, si offrono allo sguardo e all’ammirazione lungo cinque distinti percorsi circolari, riconoscibili per i cinque differenti colori. Collocate ciascuna davanti ad uno dei monumenti descritti, 128 targhe segnaletiche in ottone forniscono al visitatore le informazioni essenziali del caso.

Per informarsi sugli orari di apertura, si consiglia di rivolgersi all’azienda di soggiorno (IAT Perugia) situata nel centro, presso la Loggia dei Lanari, in Piazza Matteotti 18 – telefono: +39 075 5736458. Presso il suo ufficio sono anche disponibili opuscoli illustrativi dei percorsi e delle inerenti attrazioni artistico-architettoniche.

Ora come allora, il cuore della città pulsa in Piazza IV Novembre. Non c’è che da sedersi sui gradini del Duomo fianco a fianco con studenti, gente del posto e turisti per godere del vivace andirivieni che anima Corso Vannucci. Se il tempo è buono, nel fine settimana chi cerchi di sera un angolo libero per sedersi avrà il suo daffare: la tendenza è infatti quella a seguire l’uso dei locali, che ripetono più volte lo struscio dalla piazza citata a Piazza Italia passando per Corso Vannucci.

I perugini amano questo passatempo, da loro definito con affetto ‟fare una vasca”; si tratta di trattenersi in centro per incontrare via via nuovi amici, fare due chiacchiere e proseguire piacevolmente la passeggiata.

Il duomo consacrato a San Lorenzo è la cattedrale dell’arcivescovado romano-cattolico di Perugia-Città della Pieve. Le più antiche basi architettoniche dell’attuale fabbrica risalgono al IX secolo. A questa prima fase fecero seguito la nuova costruzione dei secoli XI e XII, l’ampliamento intrapreso dal XIV al XV secolo e i rifacimenti susseguitisi fino al XIX secolo – si noti, comunque, che le spoglie pareti esterne conservano tutt’ora il loro aspetto incompiuto. Durante il regno di papa Leone XIII, l’interno del duomo assunse la forma di una chiesa a sala d’impronta neogotica. Ciò che colpisce è che, per ben cinque volte, la cerimonia del conclave si sia svolta a Perugia, dove tre papi morirono venendo poi inumati nel duomo, di fronte al quale si staglia la Fontana Maggiore, una delle più famose dell’epoca medievale. Opera degli scultori più eminenti del loro tempo –  Nicola Pisano e suo figlio Giovanni –, fu completata nel 1278. La fontana era al culmine terminale di un sistema chiuso di 1254 acquedotti, concepiti per trasportare sul colle cittadino l’acqua attinta a tre chilometri di distanza dal Monte Pacciano. La sua struttura tripartita è ornata sia da pannelli a rilievo raffiguranti tre cicli tematici sia da un gruppo statuario. Fronteggiano l’angolo del bacino mediano 24 sculture realizzate in memoria di personaggi encomiabili per il loro impegno a vantaggio della città. Il bacile superiore, in bronzo, è sormontato da tre giovani Grazie, che sostengono insieme un’anfora che versa acqua.

La costruzione del Palazzo dei Priori conobbe due fasi. Alla prima – compresa fra il 1293 e il 1297 – risale l’ala sinistra, contraddistinta da una serie di trifore e dal possente portale gotico da cui si accede alla Sala dei Notari; alla seconda – coincidente grosso modo con l’anno 1335 – va ricondotta l’ala destra, eretta sul sito già occupato dalla chiesa di  San Severo di Piazza con un portico a quattro arcate. La scalinata a ventaglio fu invece predisposta nel 1902 in sostituzione di quella medievale. Il portale è sovrastato da copie bronzee del grifone di Perugia e del leone guelfo (gli originali, eseguiti nel periodo 1271-81, e staccati dalla fontana di Arnolfo di Cambio, sono custoditi all’interno del Palazzo). Dai modiglioni pendono le catene che i perugini trassero dalle porte di Siena dopo la Battaglia di Torrita, nel 1358. I piani superiori del Palazzo ospitano la Galleria Nazionale – la galleria umbra di rilievo sovra-regionale, che vanta una delle più ricche collezioni d’Italia per qualità ed abbondanza, esponendo opere di età compresa fra il XIII e il XIX secolo.

In Piazza Danti 18, speciale ammirazione merita poi il Pozzo Etrusco; con una profondità di 37 metri e una larghezza di 5,60, fu versimilmente concepito come cisterna, trovando in seguito impiego come deposito di acque estratte da sorgenti sotterranee. Coevo della cinta etrusca (del III secolo avanti Cristo), il pozzo fu concesso in usufrutto al popolo, autorizzato ad attingere acqua dalla vera di Piazza Piccinino. Lo stesso dicasi per altri punti dell’acropoli etrusca. Il pozzo vanta una massiccia travatura, unica nel suo genere, consistente in cinque elementi monolitici disposti a capriate.

L’antico acquedotto – concluso nel 1322 e nuovamente dismesso nel 1835 – rappresenta un esempio interessante di integrazione nel mondo moderno: bastava che l’ultimo tratto di questo capolavoro ingegneristico si insinuasse nel sottosuolo della Fontana Maggiore perché l’acqua potesse essere spinta a monte per 4 chilometri senza servirsi di pompe, col solo ausilio degli scarti di pressione. L’ultima sezione sopraterranea è oggi un sentiero percorribile noto come via dell’Acquedotto, che offre una vista incantevole sulle casette e gli orticelli attigui e sottostanti.

Per ulteriori informazioni, è disponibile il sito www.turismo.comune.perugia.it

TESORI DA AMMIRARE A CONDIZIONI SPECIALI

Se intendete dedicare una visita alle principali attrazioni artistiche di Perugia, vi consigliamo la carta ‟Perugia Città Museo”, che vi consente di godere di sconti e agevolazioni presso i seguenti centri d’arte: • Cappella di San Severo • Polo Museale della Rocca Paolina • Galleria Nazionale dell’Umbria • Ipogeo dei Volumni • Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria • Museo Capitolare • Museo delle Porte e delle Mura Urbiche • Nobile Collegio del Cambio • Nobile Collegio della Mercanzia • Palazzo Baldeschi al Corso • Palazzo della Penna • Pozzo Etrusco

Per informazioni sulla carta, è possibile rivolgersi a: Consorzio Perugia Città Museo, Via Podiani, 11, telefono +39 075 5772805 / 2834   infomusei@comune.perugia.it  

Il Cuore verde

In pieno centro Italia, invece del mare l’Umbria ha da offrire splendidi laghi. Con una natura impareggiabile, le sue specialità per chi ama la cultura, lo sport e la cucina incantano i turisti. 

L’Umbria è nota per i magnifici scenari, le vie di pellegrinaggio, i borghi pittoreschi, ma anche per le specialità culinarie. Ma guardiamo più da vicino ‟il cuore d’Italia”.

La regione Umbria è ricca di parchi naturali, oasi naturali protette e zone d’interesse naturalistico, ideali per emozionanti giri di esplorazione. Ogni parco offre una storia il cui racconto è affidato alle condizioni ambientali e alla vita degli elementi e delle specie. Flora, fauna, corsi d’acqua, aree lacustri e strati geologici compongono un insieme che raccoglie in sé l’essenza degli areali protetti dell’Umbria, il cui pregio è accresciuto da molteplici vestigia culturali, testimoni innanzi tutto dell’importanza di questo territorio come uno degli assi di traffico del passato. Le oasi naturali protette della regione ospitano infatti habitat vegetali e animali di notevole interesse scientifico.

Pur occupando solo il quarto posto nella classifica dei più grandi laghi d’Italia, il Trasimeno è ambitissimo dai turisti. Con i suoi 128 km² di superficie per un perimetro di 54 chilometri, occupa con fierezza il territorio ad ovest di Perugia. Privo com’è di sbocchi naturali e alimentato unicamente da modesti corsi d’acqua, durante l’estate presenta assai spesso un livello assai inferiore a quello invernale.

I perugini trovano nel Trasimeno una meta ideale per le gite fuori porta; nei pomeriggi domenicali, molte famiglie si dirigono a Passignano per un giretto in riva al lago, per gustarsi un gelato o per andare a farsi il bagno in uno dei numerosi stabilimenti del posto. I turisti possono approfittare di una vasta offerta di campeggi, appartamenti per le vacanze, impianti per lo sport e il tempo libero di ogni tipo.

Il Trasimeno ha tutte le carte in regola anche per velisti, surfisti e amanti del canottaggio e sport affini, cui la tutela e la salvaguardia di questo lago stanno e devono stare molto a cuore.

Ma una visita in Umbria offre anche pura distensione nei numerosi alberghi di qualità con annesso centro benessere, che regalano momenti di sublime relax a chi vuole staccare la spina. Giunti nei pressi del Trasimeno, per togliervi il capriccio di una boccata d’aria fresca, un’escursione alle ridenti isole che costellano il lago fa al caso vostro: Polvese, la Maggiore e la Minore – nota anche con l’appellativo di ‟Isoletta” – vi aspettano – purché, a malincuore, si rispetti il divieto d’accesso a quest’ultima, che appartiene a un privato. Al di là del nome fuorviante, l’isola più estesa non è la così detta Maggiore, ma Polvese, parte integrante dell’Oasi Faunistica del Trasimeno. Il consiglio è di mettersi in viaggio da San Feliciano, ameno villaggio in riva al lago da cui parte un minuscolo traghetto che lascia il porticciolo in direzione dell’isola. Una decina di minuti di traversata, e rieccovi sulla terraferma, pronti a intraprendere la vostra esplorazione della natura e della storia locale. Alla fine del tour, basterà appunto riprendere il traghetto per San Feliciano, raggiunto il quale proseguirete in macchina alla volta di Passignano, piccola località in riva al lago. Da qui avrete modo di imbarcarvi su un altro traghetto per l’Isola Maggiore, l’unica abitata del Trasimeno. San Francesco nutriva un affetto speciale per quest’isola, dove trascorse la quaresima del 1211. Di ritorno con il vostro trasporto lacustre, vi converrà fare tappa in uno dei numerosi locali noti per i piatti di pesce, dove potrete assaggiare le specialità ittiche del Lago, come il  tegamaccio, la regina in porchetta (che ha la carpa per protagonista) o il fritto di persico.

Da fine maggio a inizio luglio, i dintorni di Castelluccio di Norcia offrono l’incredibile esperienza della fioritura, uno spettacolo naturale che riveste di colori la campagna. Si tratta dello scenario perfetto per una passeggiata, uno spuntino sull’erba, una sessione fotografica – in mezzo a un letto di papaveri, fiordalisi e margherite, sarete avvolti da un tripudio di aromi e di fragranze. Nella zona, il loro sbocciare coincide con quello dei fiori di lenticchia, i cui frutti rappresentano, accanto al formaggio, uno dei più apprezzati prodotti locali. Queste specialità e la cucina eccezionale fanno del circondario di Castelluccio una meta di grande attrazione tutto l’anno, anche nei mesi più freddi.

Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini fa poi assaporare il priviliegio di avvistare e ammirare da vicino lupi, aquile reali, falchi pellegrini ed esemplari di molte altre specie endemiche. Giunti da queste parti, gli amanti degli sport invernali potranno vivere l’emozione di una vacanza indimenticabile sulla cima innevata.

Il circondario di Terni sorprende il visitatore con l’eccezionalità di un territorio in cui la natura dà spettacolo in tutta la sua potenza e maestà. Esemplare è, fra gli altri, il caso della Cascata delle Marmore, vero e proprio monumento nazionale a soli sette chilometri di distanza dal capoluogo di provincia.

La cascata nacque come getto d’acqua artificiale nel quadro di un ambizioso piano di bonifica promosso nel 271 avanti Cristo dal console romano Manilio Curio Dentato. I depositi calcarei delle acque del fiume Velino bloccavano l’afflusso al Nera, dando origine a ripetuti impaludamenti. Si procedette dunque a scavare un canale che indusse il corso idrico a compiere un salto dal picco di Marmore fino a valle. Il problema non conobbe però mai soluzione definitiva. Il mondo si arricchì comunque di uno spettacolo naturale capace di ispirare per secoli la fantasia di scrittori, pittori, poeti, romanzieri e milioni di visitatori. Da quell’epoca remota, le acque del fiume Velino montano in vista di un balzo straordinario, superando un dislivello di circa 165 metri prima di gettarsi nel letto del fiume Nera. Lungo il tragitto, si creano giochi d’acqua e di luce d’incredibile bellezza.

Giunti alla Cascata delle Marmore, si ha modo di abbandonarsi interamente alla contemplazione del suo incanto, ammirandolo da prospettive affatto distinte se ci si attiene ai sentieri tracciati. Il punto panoramico del piazzale inferiore consente di abbracciare con lo sguardo il colossale getto dal basso. Un’alternativa è quella di concentrarsi sul flusso lungo i tre rami in cui si spezza prima di placarsi nel fiume Nera. Un’altra opzione consiste ancora nell’arrampicarsi fino al punto di osservazione del Belvedere Superiore, dove si situa anche l’ingresso al Parco dei Campacci di Marmore – uno spuntone che domina il primo e maggior balzo della cascata da cui quella magia è visibile quasi a ridosso.

VALNERINA

La Valnerina vi sorprenderà sia per la potenza della sua natura e la concentrazione di abbazie, monasteri ed eremi sia per le ricche tradizioni popolari e gastronomiche, note ben oltre i confini nazionali.

Si tratta di un territorio montuoso solcato dal fiume Nera, all’interno del quale, in armoniosa alternanza, scenari unici e imponenti – dalle piane di Castellucio di Norcia alle Cascate delle Marmore – fanno da complemento alle tracce della presenza plurimillenaria dell’uomo. I boschi impenetrabili e solinghi, l’inaccessibilità della zona e l’isolamento creato dai monti resero per secoli la zona meta prediletta di eremiti e monaci di vari ordini, alla ricerca di un ricovero che favorisse la preghiera e la contemplazione. Ancora oggi l’atmosfera che ammanta questi luoghi muove il passo di viandanti e pellegrini. Non a caso, furono queste contrade pervase di vocazione ascetica a veder crescere San Benedetto, patrono d’Europa.

Questi suggerimenti di escursione aspirano a coniugare la tradizione del pellegrinaggio con le moderne esigenze degli amanti del trekking e del ciclismo, invitando a concludere la giornata di visita alle abbazie benedettine con una cena appetitosa.

Oltre alla descrizione di questi luoghi e dei loro imperdibili punti di richiamo, per informazioni che riguardano anche tutte le istruzioni tecniche necessarie lungo il percorso e utili ad affrontarlo in sicurezza scoprendo appieno l’incanto di questo angolo orientale dell’Umbria, si rimanda al sito  www.umbriatourism.it

SULLA VIA DEI PELLEGRINI

Pernottare in un monostero, mettersi in cammino sulle orme di Francesco d’Assisi, respirando la presenza dei celebri affreschi di Giotto o davanti a sorgenti sacre: il fascino spirituale dell’Umbria non incanta solo i credenti. Il cuore verde d’Italia emana una magia profusa dalla quiete delle chiese, dalle famose mete di pellegrinaggio e da un’aura mistica ammantata di leggenda.

Si approda così a un luogo calcato da santi venerabili, la cui memoria ne fa una destinazione tra le più care ai fedeli che vi giungono da tutto il mondo. La sacralità di borghi e contrade, le strade non dimentiche dei passi dei viandanti, l’abbraccio di una natura incontaminata invitano chi è in viaggio a una pausa di preghiera e raccoglimento. La mitezza del clima fa dell’autunno la stagione più adatta a un simile percorso mistico.

ASSISI

 Nel cuore di Assisi vecchia, l’imponente Basilica di San Francesco occupa il versante occidentale del Colle Asio.

Sotto la guida di frate Elia, questo edificio – riconosciuto Patrimonio mondiale dell’Umanità UNESCO – fu eretto a partire dal 1228, ad appena due anni dalla morte del santo, per ospitare i resti mortali del dedicatario. La posa della prima pietra avvenne per mano di papa Gregorio IX il 17 luglio 1228, giorno successivo alla santificazione di Francesco; il sito scelto fu quello un tempo riservato alle condanne per decapitazione e alla sepoltura dei rei.

Secondo le fonti, sarebbe stato Francesco in persona a indicare ai confratelli, sulla soglia del trapasso, che quello era il luogo in cui desiderava essere inumato. La basilica nacque dalla sovrapposizione di due chiese: quella inferiore – donde si accede alla cripta custode dell’urna di pietra che preserva le spoglie di Francesco – e quella superiore – che si segnala per gli alti soffitti e per la presenza della più vasta raccolta di vetrate di chiesa su suolo italiano.

Assolutamente da non perdere, gli affreschi di Giotto e Cimabue.

EREMO DELLE CARCERI

Questa meta di pellegrini – antico romitaggio immerso tra i fitti boschi del Monte Subasio, a circa quattro chilometri di distanza da Assisi – è un luogo sviluppatosi nel corso dei secoli attorno alle grotte naturali incastonate nella montagna e alla piccola cappella di Santa Maria.

Fu qui che San Francesco si ritirò in isolamento con i suoi primi seguaci, nell’intento di trascorrere una vita più frugale e consacrata alla preghiera. È qui che oggi i monaci della confraternita insediata in questo luogo di pellegrinaggio danno il benvenuto a tutti coloro che desiderano imparare a conoscere la vita francescana improntata alla regola eremitica.

L’autunno è la stagione più propizia a chi voglia approfittare della quiete che si effonde dai solitari sentieri boschivi.

CASCIA

Meta di pellegrinaggio, la chiesa di Santa Rita – erta al sommo del centro abitato di Cascia – s’inserisce nel contesto urbano pur violando ogni canone dimensionale e stilistico. La si raggiunge per una strada che lambisce il paese senza attraversarlo o direttamente dal punto in cui lo sforzo di salire i ripidi gradoni è alleviato da un sistema di scale mobili.

La basilica consacrata a Santa Rita è un moderno edificio di rilievo sia artistico che architettonico, sorto nel XX secolo nell’arco di circa nove anni. All’interno della chiesa, la cappella che reca il suo nome ospita un’urna di cristallo risalente al 1930 in cui è preservata la salma di Santa Rita.

Il basamento marmoreo è decorato da un fregio, opera di Eros Pellini.

Sopra l’altare, un caldelabro e un crocifisso in argento contribuiscono a creare un’atmosfera che trasporta l’osservatore nel XVII secolo.

Ogni anno, nella notte tra il 21 e il 22 maggio, si tengono festeggiamenti solenni in onore di Santa Rita: le Celebrazioni Ritiane, in occasione delle quali si alternano momenti festivi e momenti dedicati alla riflessione e alla liturgia.

AMELIA

Forte del suo primato tra gli edifici sacri di Amelia, la cattedrale fu eretta nell’anno 872 – e il luogo prescelto fu il ‟Sacer Vertex” della città. Nel 1629 un incendio ridusse in cenere il luogo sacro, poi riportato in vita in forme barocche. Nel XIX secolo, per ultimare la facciata si ricorse al cotto rosato. Degna di nota è la cappella cinquecentesca del Santo Sacramento, dentro la cui struttura ottogonale si possono ammirare sia un’interessante tavola attribuita a Taddeo Zuccari sia le statue marmoree che ritraggono, rispettivamente, i vescovi Bartolomeo e Baldo Farrattini – quest’ultima realizzata con mirabile maestria dall’artista orvietano Ippolito Scalza. Le pareti sono decorate con affreschi di Luigi Fontana.

La cattedrale ospita anche sculture di Agostino di Duccio, ancora Ippolito Scalza e Dosio. Un posto di primo piano spetta al fonte battesimale, che, concepito secondo il gusto del Rinascimento, è sormontato da una statuetta di Giovanni Battista attribuibile con ogni verosimiglianza alla scuola di Donatello. Sotto l’altare si custodiscono le spoglie mortali delle patrone di Amelia: Santa Firmina e Sant’Olimpiade.

ORVIETO

Il Duomo di Orvieto s’inserisce alla perfezione nell’assetto urbanistico che lo circonda, dominando con la sua mole l’intero insediamento medievale. L’edificio occupa l’omonimo sito, oggetto di ampliamenti e di modifiche apportati nei secoli per estendere di pari passo la superficie intorno alla fabbrica. Di fianco, si succedono le casette dei canonici e la Torre di Maurizio.

La cattedrale rappresenta la perla più insegne della città, ammirata ogni anno da torme di turisti italiani e stranieri. Il suo fascino non è affidato unicamente alle opere conservate al suo interno, ma anche a una storia secolare, memore della mano di numerose maestranze di rilievo, ciascuna delle quali ha lasciato una piccola traccia di sé nella struttura della chiesa.

La mirabile sintesi di architettura, scultura, arte e pittura incarna ancora l’essenza di questo autentico gioello dello stile costruttivo romanico e gotico.

Nella terra dei borghi idilliaci

Chi abbia già visitato l’Umbria almeno una volta ricorderà senz’altro i paesini sorti nel Medioevo o addirittura al tempo degli etruschi praticamente su ogni colle di qualche rilievo – una memoria che si accompagna a quella dell’atmosfera speciale da essi profusa sul fare dell’autunno.

Mentre poche centinaia di metri più in basso la nebbia mattutina ammanta le valli, da questi piccoli centri si ha modo di perlustrare con lo sguardo gli altri minuscoli abitati circostanti, i campanili delle cui chiese si stagliano fieri contro il cielo, carezzati dai raggi di un giovane sole. Molti di essi compaiono a buon diritto fra quelli riconosciuti dall’Associazione dei ‟Borghi più belli d´Italia” – accomunati, oltre che dal pregio estetico, dall’origine medievale.

Per chi si trovi ad esplorare l’Umbria, una visita ai borghi sotto elencati è un vero obbligo morale.

Deruta: questo paese rappresenta una delle raccaforti della ceramica, noto com’è per il fatto che pressoché ogni famiglia vanta vasai e verniciatori di ceramica abilissimi, depositari di una maestria artigiana tramandata per generazioni e armati della pazienza certosina e della multiforme perizia tecnica necessarie a  dipingere piatti, oggetti decorativi e perfino tavoli.

Gli opifici di ceramica locali – gli albori della cui attività si situano nel Medioevo – realizzarono, fra l’altro, gli archi della cappella annessa al Palazzo dei Priori e quelli della sacrestia ospitata nella Basilica di San Pietro a Perugia, lavorando anche alla cappella della famiglia Baglioni a Spello.

Il cuore di Deruta coincide con il centro storico, sito proprio in cima al colle. Il consiglio è di trovare parcheggio fuori dalle mura urbane, oltrepassando a piedi l’imponente porta cittadina fino a sbucare sulla piazza, orgogliosa della sua splendida fontana. In pochi passi, sarete giunti a destinazione, pronti a godere la caratteristica atmosfera medievale, magari mentre cogliete l’occasione per fare la spola da una bottega di ceramica all’altra.

Sempre nella parte vecchia – precisamente presso il trecentesco centro monastico di San Francesco –  trova posto il più antico museo della ceramica prodotta in Italia. Fondato nel 1898, raccoglie oltre 6.000 pezzi.

A fine novembre si celebra la festa in onore della patrona, Santa Caterina, animata da esposizioni, concerti, prelibati piatti tipici e decorazione del vasaio più anziano del paese.

Bettona è un piccolo borgo di origine etrusca, controllato dalla vicina e potente Perusia (Perugia) e soggetto a continui e reiterati attacchi. Le mire dei signori di Assisi su questo avamposto di rilievo strategico costrisero fra l’altro i suoi abitanti a dotarsi di una possente cinta muraria a scopo difensivo, che giunse a circondare l’agglomerato medievale sorto in seguito.

Ancora oggi, il centro di Bettona è delimitato dal perimetro della sua pianta elissoidale.

Dopo una passeggiata di 25 minuti scarsi intorno al borgo, riguadagnato il punto di partenza, i visitatori potranno godere di un panorama impareggiabile: proprio sul lato opposto, alle pendici del Monte Subasio, si scorge Assisi.

Le affinità con le mura urbane di altri centri etruschi collocano la cronologia di quelle di Bettona alla seconda metà del IV secolo avanti Cristo. Parti della cinta etrusca –  desunta da enormi blocchi squadrati di pietra arenaria e poi accorpata alle mura urbane medievali – sono ammirabili all’entrata dell’abitato, davanti all’imponente porta d’ingresso.

I salaci residenti si divertono a mostrare ai turisti il ‟Sedere della monaca”, un blocco lapideo segnato dall’erosione che parrebbe riflettere il nome con cui è noto; ad esso la tradizione popolare attribuisce proprietà straordinarie, come quella di scacciare la malasorte.

Il cuore del paese è tutt’ora caratterizzato da abitazioni provviste di un orticello, una cisterna per l’acqua piovana e un pozzo.

La piazza è dominata dal trecentesco Palazzo del Podestà, monumento storico che ospita la Pinacoteca – sede, a sua volta, di una vasta collezione di antiche tele opera dei pittori Pietro Vannucci (noto anche come ‟il Perugino”), l’Alunno, Tiberio d’Assisi e Dono Doni.

In occasione degli interventi strutturali di qualche anno fa, sotto la Piazza è stato rinvenuto un pozzo medievale, ora in possesso del Museo della Città e visitabile con un biglietto unico (valido, appunto, per pinacoteca e museo).

Sul lato antistante è ubicato il municipio; in piazza Garibaldi sorge invece la chiesa dedicata al patrono San Crispolto.

In epoca medievale, quasi ogni palazzo del centro disponeva di una cappella; molti di questi spazi di culto sono giunti fino a noi, benché parzialmente in mano a privati.

La località è circondata da monasteri come quelli di San Crispolto e Sant’Antonio – a Passaggio di Bettona è situata l’ex abbazia consacrata al primo dei due.

Poco prima di Bettona, la frazione di Colle ospita tombe etrusche munite di volta a botte i cui arredi funebri sono esposti presso il Museo Archeologico Nazionale di Perugia.

Gualdo Cattaneo sorge come un gioiello su un colle alle propaggini dei Monti Martani, offrendo già solo per questo una vista magnifica.

La notorietà del luogo è affidata in particolare ai castelli e alle cotruzioni medievali che lo contraddistiguono, conferendo ai suoi dintorni un profilo pittoresco. Ai tempi del suo splendore tale struttura dava forma a un complesso difensivo raramente tanto ben conservato e tale da presentarsi a noi posteri – per così dire – come un museo a cielo aperto che reca testimonianza del passato.

Sulla Piazza del Castello di Gualdo Cattaneo svetta la Rocca, un fortilizio concepito come un triangolo equilatero munito di tre torri interconnesse, in origine collegate anche alla rocca grazie alle fondamenta sotterranee.

Col suo speciale assetto architettonico e i suoi scorci da cartolina, cinto da uliveti, il Castello di Pozzo domina la valle del fiume Puglia, a monte della quale si stagliava un tempo il castello duecentesco di Cisterna Alta, la cui torre svettante è visibile ancor oggi.

Il Castello di Marcellano è noto soprattutto per lo spettacolo annuale del ‟presepe vivente”.

La suggestiva rappresentazione coinvolge tutti i residenti nella messa in scena di bozzetti medievali cui contribuiscono schiere di paesani in costumi d’epoca, intenti a mimare attività artigianali antiche mentre nelle taverne si mesce il tipico vino cotto e si ammanniscono specialità locali. Culmine della festa è la rievocazione della nascita di Cristo sullo sfondo del tramonto.

A qualche chilometro da San Terenziano, il Castello di Saragano è con ogni probabilità di origine longobarda; sul medesimo sito ebbe dimora il console romano Lucio Licinio Sura.

La prima menzione del Forte di Sorgnano risale invece al XIII secolo. Con il suo fascino magico, nella sua veste restaurata il castello è oggi teatro di numerose serate romantiche e matrimoni.

Corciano si erge su un poggio tra Perugia e il Trasimeno, dominando la valle che unisce i dintorni del lago con la Toscana e l’Alta Valle del Tevere.

Fra XIII e XIV secolo, a difesa dell’originario castrum romano fu eretta una triplice cinta.

L’attuale ufficio comunale, che troneggia in cima al paese, fu un tempo residenza dei duchi di Corgna, nobile casato originario di Perugia. Il soffitto della sala oggi riservata alle riunioni della giunta comunale è ornato di affreschi della scuola di Zuccari.

Quanto al loro centro, i borghi sono molto simili: anche in questo caso troviamo infatti un antico pozzo circolare del XV secolo.

Parimenti degna di nota è poi la chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria Assunta; questo edificio del XIII secolo vanta due capolavori – opera, rispettivamente, di Pietro Vannucci detto „il Perugino“ e di Benedetto Bonfigli. Anche questo luogo di culto ospita ovviamente molti altri mirabili tesori d’arte, dei quali le chiese sono appunto le principali custodi – e, fra queste, quella di San Cristoforo, sede attuale del Museo della Pievania.

Merita altresì ammirazione il minuscolo borgo di Solomeo, che ha ormai riassunto l’antica veste medievale dopo anni di scrupoloso restauro.

Spello rientra nel novero dei più rinomati paesini dell’Umbria.

Ubicato a metà strada tra Assisi e Foligno, spicca per le sue case costruite con blocchi lapidei estratti dal ventre del Monte Subasio, sui quali il sole, riflettendosi, tinge muri, tetti e balconi di un rosa tenue che, fuso al verde argenteo del fogliame dei circostanti uliveti, compone un quadro assai suggestivo.

In epoca romana, Spello vantava l’appellativo di ‟splendidissima colonia Iulia”.

Archi naturali, ornamenti di ogni genere, le rovine dell’anfiteatro romano, l’imponente porta urbana intitolata a Venere e le mura cittadine di origine augustea celebrano l’antica gloria di Spello.

Nel corso dei secoli, anche questo borgo si arricchì di numerosi tesori artistici.

Accanto alla Porta Consolare – ingresso primario all’abitato già nella fase classica romana – si erge una torre medievale sul cui tetto cresce un massiccio olivo, quasi a testimoniare che qui, dopo tutto, la natura ha l’ultima parola.

ENOLOGIA E GASTRONOMIA

Se si parla di vini, in Umbria l’Orvieto è di casa.

Negli anni Settanta, il bianco di Orvieto conquistò i ristoranti a Nord delle Alpi. Il successo fu tanto strepitoso da indurre a un ampliamento della superficie coltivata, con l’attribuzione alle etichette provenienti dal circondario vitivinicolo di Orvieto dell’appellativo supplementare ‟Classico”.

Sia come sia, da allora in poi l’interesse per l’Orvieto non ha fatto che scemare. Una ragione va ricercata in un riorientamento della domanda, che dai vini bianchi si è rivolta sempre più ai rossi. A ciò si aggiunga che viticoltori e consorzio hanno investito poco nella selezione delle uve migliori e nell’ottimizzazione qualitativa della cantina.

Come bianco, oltre a restare il vino non impegnativo che è sempre stato, l’Orvieto ha struttura semplice. Anche i vitigni impiegati per produrlo sono gli stessi: il Trebbiano – con la sua relativa neutralità – e il Grechetto – dai tratti ben più spiccati.

Un rosso vigoroso è poi il Sagrantino di Montefalco, vino ottenuto dall’omonimo vitigno coltivato da lungo tempo sul vasto altopiano montefalchese. Le fonti narrano che, nel tardo Medioevo, le monache promossero la coltivazione di uva sagrantina soprattutto per il vino da messa.

Attratti dai prezzi vantaggiosi dei terreni e conquistati dalla tenacia del vitigno, qualche anno fa parecchi coltivatori originari di altri distretti vitivinicoli hanno effettuato cospicui investimenti nell’area del Sagrantino per mettere a frutto centinaia di ettari di nuovi vigneti. Nel giro di pochi anni, la quantità di vino prodotto si è così moltiplicata.

Le varietà disponibili sono due: il Sagrantino di Montefalco – un vino rosso corposo – e il fruttato Montefalco Rosso – nella cui composizione sono ammessi anche altri uvaggi, come Merlot e Sangiovese.

L’Umbria è celebre per il suo eccellente olio di oliva – prodotto rispetto a cui l’apporto regionale alla produzione complessiva italiana non supera il 2,5% circa. La montuosità dell’Umbria ha fatto sì che la scelta dei produttori sia stata di norma quella di organizzarsi puntando su aziende di dimensioni relativamente modeste. Le condizioni prevalenti sono infatti inconciliabili con qualsiasi coltivazione intensiva; si spiega così il perché di costi gestionali che, in termini relativi, risultano elevati. Nondimeno, per reggere alla concorrenza, molti di questi produttori compaiono tra i leader tecnologici del settore, in grado di garantire una qualità di prim’ordine a prezzi ragionevoli.

Il 90 % dell’olio umbro vanta l’etichetta di ‟extravergine”. Lo si ottiene semplicemente spremendo le olive che fin dal tempo degli etruschi erano coltivate sui colli solatii di questa regione.

Il suolo argilloso e calcareo e le speciali condizioni climatiche favoriscono la lenta maturazione di frutti dal contenuto acido davvero limitato.

Oggi l’olio d’oliva extravergine può esibire il marchio qualitativo ‟Umbria” come Denominazione di Origine Protetta (D.O.P.). L’olivicoltura costituisce in Umbria un’attività assai fiorente, estesa all’intera regione, dove la pianta ad essa essenziale cresce ovunque e l’olio che ne deriva si distingue innanzi tutto per una qualità di prima classe. Si tratta di una tradizione che vanta localmente radici antichissime. A Orvieto è perfino visitabile un vetusto frantoio – il Mulino di Santa Chiara – usato per spremere le olive addirittura dall’epoca etrusca al XVII secolo. Le enormi macine basaltiche, i bacini e le stalle testimoniano di una produzione semi-industriale.

La civiltà romana progredì di pari passo con l’avanzare della coltivazione di nuovi tipi di olivo.

Fra i reperti rinvenuti nel territorio compreso fra il corso del fiume Tevere e del Nera, vasi ed anfore – tipici contenitori per olio – sono innumerevoli; ciò attesta quanto fosse diffuso il consumo di questo prodotto.

Per l’alta stagione del tartufo, una meta degna di visita è ancora l’Umbria, dove ognuno può cercare il nobile tubero per conto proprio. In Italia la stagione dedicata alla sua raccolta coincide con l’autunno, e per ‟Terra del tartufo” s’intende appunto l’Umbria. Oltre che per assaporare il nobile tubero nei numerosi ristoranti e locali, i turisti vi giungono per cogliere l’occasione di scovarlo in natura da soli. In piccoli gruppi, sotto la guida di un esperto, i partecipanti si avventurano nel bosco in traccia del celebre gioiello, che cercano frugando per terra.

La regione vanta sette diversi tipi di tartufo: la rara e pregiata varietà bianca, quella nera, quella estiva – dall’aroma un po’ meno intenso e nota come ‟scorzone” – e quella autunnale – dal gusto simile. Il tartufo primaverile o ‟ bianchetto” cresce a marzo ed ha un lieve sentore agliato. Grande diffusione hanno infine il tartufo nero invernale e il tartufo moscato, che maturano entrambi nella stagione fredda.

I suoi paesaggi collinari e i boschi verdeggianti fanno dell’Umbria l’habitat ideale per i tartufi. Nei centri di Gubbio, Gualdo ed Orvieto, la stagione di raccolta del tartufo bianco ha inizio in autunno. Questi tuberi crescono come ascomiceti nel terreno che occupa la zona subradicale degli alberi, con una predilezione per pioppi, tigli e salici. Nel 2014, in Umbria fu trovato il tartufo più caro del mondo (pari al peso di 1,89 kg), venduto all’asta di New York per la somma di 50.000 Euro.

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