La quinta essenza dell'effetto estatico, il Tartufo Nero umbro
di Francesca Branà - Di Testa e Di Gola

Cibo che manda in estasi per vivere attimi di vera felicità
Storie che incantano in una terra ricca di natura incontaminata, dove la cultura gastronomica di questa splendida area dell’Italia Centrale, nota per le sue colline boscose, habitat naturale per molte specie di tartufi di altissima qualità, non conosce arresti.
La regione Umbria con il trascorrere del tempo ha consolidato la fama internazionale del suo prodotto identitario, il Tartufo, tesoro e principe della terra.
Benvenuti nelle terre tartufigene dell’Umbria, dove si raccolgono i migliori tartufi italiani.
In media ne vengono raccolti circa 95 tonnellate l’anno, seguendo precise regole e precisi calendari di raccolta, che variano da regione a regione.
Provate ad immaginare uno di quei paesi dove gli “occhi” della Recherche di Marcel Proust avrebbero riscoperto nuovi viaggi, dove finanche l’orizzonte di Cristoforo Colombo sarebbe arrivato “là dove le terre finiscono. Quando parliamo di un luogo, parliamo contemporaneamente di uno stile di vita”.

Il Tartufo Nero umbro
La narrazione dei gusti, dei profumi e dei colori dei tartufi umbri, si propone come un viaggio che, profumo dopo profumo, ripercorre le vie di un territorio unico, dove la bellezza dei borghi, i paesaggi mozzafiato e una natura incontaminata a pochi passi dalle cascate delle Marmore, racconta il suo prodotto autoctono, la sua pietra profumata, il c.d “Tartùfro”, desiderio e vizio della gastronomia mondiale.
I prezzi della vendita oscillano dai 350 ai 1.000 euro al kg.
Il Tartufo Nero meglio conosciuto come Tartufo di Norcia o di Spoleto, matura da novembre a marzo, ed è diffusissimo nei territori che costeggiano il percorso del fiume Nera, sulle montagne spoletine e sui Monti di Trevi e del Subasio.
Al tartufo frutto dell’oscurità e della terra, furono attribuite dai greci e romani qualità divine.
Fungo afrodisiaco che cresce dai 250 fino ai 1.000 metri di altitudine, misterioso e stregatamente prelibato.
La V essenza che produce estasi nell’uomo.
L’Umbria è una terra che riesce ad esaltare le proprie peculiarità e veicolare un messaggio di positività e bellezza.
Un prodotto d’eccellenza
In un’economia globalizzata come quella attuale, è necessario puntare sulle eccellenze, partendo dal racconto della sua genuinità, per arrivare direttamente sulle tavole internazionali.
Un prodotto in grado di promuovere le potenzialità economiche ambientali e turistiche, fonte di reddito per le popolazioni delle aree montane e più marginali, motore trainante per una produzione tipica e di qualità.
Plinio il Vecchio asseriva che “il tartufo sta fra quelle cose che nascono ma non si possono seminare”.
Plutarco ipotizzò che fosse l’azione combinata di acqua, calore e fulmini, ma il primo trattato unicamente dedicato al tartufo, “Opus-culum de tuberibus” risalente al 1564, scritto dal medico umbro Alfonso Ciccarelli, definì i tartufi: funghi ipogei che svolgono il ciclo vitale sottoterra.

I tartufi fanno parte del genere Tuber senza essere patate e simili, bensì parenti stretti di porcini e prataioli, pur avendo aspetto globoso e struttura interna assai diversa.
Intorno a questo bottino prestigioso, crescono storie e usanze che testimoniano l’interesse che ha suscitato in ogni età la sua presenza.
Storie ammantate di magico e misterioso, una sorta di rituale magico, una comunione tra la terra e l’uomo.
La sua presenza in futuro può essere garantita, solo dalla conservazione e dal rispetto dell’ambiente naturale.
La connessione con la natura e l’atmosfera densa, continua ad avvolgere di profumi e sapori afrodisiaci gli appassionati, conducendoli in un mondo incantato.
Un viaggio sensoriale indimenticabile attraverso i secoli, dove passato e presente si fondono in un abbraccio avvincente, in un’epopea di autenticità e scoperta per esaltare e celebrare i sensi.
L’Umbria grazie alla varietà di altitudini del vasto territorio, alla composizione dei terreni e all’ambiente forestale incontaminato, rappresenta un esempio unico di biodiversità tartuficola.
I fitti boschi pullulano di funghi dalle più svariate forme.
L’Umbria è il primo territorio in Italia nella produzione e commercializzazione del “Re della tavola”, i funghi ipogei ossia i tartufi.
Un territorio che si riscopre ad ogni stagione, e che da secoli, profuma l’economia e il territorio.
In questa regione ogni anno vengono raccolti più di 250q di tartufi, ci sono mille tartufaie, 7000 cavatori e 65 imprese, che puntano a promuovere e commercializzare un territorio ricco di straordinarie peculiarità.
Gli storici ritenevano che fosse un fungo ipogeo creato dalle saette scagliate dal re degli dei nei pressi di una quercia.
Un fungo il cui fascino è avvolto nel suo mistero e nel suo profumo, unica arma per richiamare e sedurre.
Scovare questa meraviglia considerata per bontà seconda soli ai porcini, rimane ancora un’arte segreta tramandata di generazione in generazione, contribuendo alla salvaguardia di un patrimonio culturale unico al mondo.

La raccolta del tartufo è una pratica tradizionale, oltre a essere un mestiere, che richiede esperienza e rispetto delle normative ambientali.
Una triade vincente: uomo, animale e natura.
I cani da tartufo, i Lagotti sempre più preferiti dai cavatori, sono addestrati fin da cuccioli e sono fondamentali per individuare questi tesori sotterranei.
Il rapporto tra l’uomo, l’animale e i tartufi, è simbiotico.

La ricerca avviene in zone boschive, spesso all’alba, per preservare la qualità del prodotto.
Dal 2021 la cavatura del tartufo in Italia, è stata riconosciuta come patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, un riconoscimento che valorizza la tradizione, le tecniche di ricerca e il legame con il territorio.
Che sia il tartufo nero, l’uncinato o il pregiato bianco d’Alba, il fungo ipogeo ha dato all’Italia un motivo di vanto.
Un riconoscimento che valorizza il gusto, le tradizioni, i segreti tramandati dai tartufai e incide sempre più sul Pil agricolo regionale.
Lo dimostrano i dati che, in base agli anni di raccolta e ai prezzi di vendita, collocano il valore annuale della produzione in una fascia compresa tra 10 e i 20 milioni di euro.
Cibo che manda in estasi per vivere attimi di vera felicità.
Un tesoro gastronomico
Il tartufo è uno dei tesori gastronomici più preziosi al mondo, spesso definito come il “diamante della cucina“.
Non solo ha conquistato i palati dei buongustai di tutto il mondo, ma ha anche stimolato la curiosità di scienziati, artisti e letterati.

Oltre al suo inconfondibile profumo e sapore, il tartufo ha anche numerosi benefici per la salute, grazie alle sue proprietà nutritive.
Nel corso degli anni, il tartufo ha trovato la sua strada in numerose preparazioni culinarie, dall’alta cucina ai piatti tradizionali delle famiglie.
Oggi, il tartufo continua a essere una delizia culinaria di grande prestigio e una parte significativa dell’eredità gastronomica italiana.
La sua storia secolare, unita all’innovazione e all’interesse globale, ne fanno una delle eccellenze italiane più celebrate.
La tradizione del tartufo, con radici profonde e una lunga storia di evoluzione, è pronta a continuare a deliziare i palati di tutto il mondo, unendo passato e presente in un futuro culinario ancora più promettente.
Il valore culinario del tartufo è innegabile
Necessita di poco per dare il meglio di sé, e finché ci sarà il giusto apporto di acqua, il tartufo continuerà a stupire il mondo intero con la sua bontà.
La qualità del tartufo con il riscaldamento globale non è mai calata, le sue spore si formano nell’arco di 3 mesi.

Il suo sapore unico e la sua fragranza intensamente aromatica, hanno il potere di trasformare piatti semplici in esperienze gastronomiche straordinarie.
Il tartufo non è solo un ingrediente prelibato, ma una vera e propria leggenda vivente umbra, che affonda le sue radici nella storia, nella cultura e nelle tradizioni gastronomiche italiane.
Con la sua aria misteriosa e il suo aroma inconfondibile, il tartufo continuerà a conquistare i palati di tutto il mondo.
I tartufi si abbinano a vini rossi non troppo strutturati i cui tannini, non prevaricano la struttura del piatto e il sapore del tartufo.
Vini che non sovrastano mai il suo sapore ma che lo accompagnano con grazia.
Buon appetito!