Sui passi di Francesco
di Riccardo Lagorio - Dove

A 800 anni dalla morte, il povero di Assisi parla ancora al nostro tempo. Un itinerario nei luoghi della sua spiritualità svela un misticismo semplice e laico, che tocca la vita di tutti.
“Questo ragazzo che voleva esser principe e si mise al servizio del vero Re canticchiava in francese, danzava predicando, fingeva di suonare strumenti immaginari. E scriveva lettere piene di affetto ai suoi frati, ai suoi ‘bro’, si direbbe oggi”. Così Davide Rondoni, poeta e scrittore, presidente del comitato nazionale per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di san Francesco, ha sintetizzato la figura del povero di Assisi. E se il giornalista Aldo Cazzullo, autore di Francesco. Il primo italiano (HarperCollins, 2025), ne evidenzia la forza civile (“disarmò il mondo disarmandosi per primo. Fu il primo europeo della pace”), lo storico Alessandro Barbero invita a superare l’etichetta edulcorata: “Francesco non fu un santo zuccheroso. Fu un uomo che ruppe gli schemi del suo tempo, anche a costo di conflitti profondi”. Tre voci diverse, che convergono su un punto: la convinzione che San Francesco non appartenga al passato, ma sia una figura più attuale che mai, che continua a interrogare i contemporanei. Con questo spirito l’Umbria vive le celebrazioni: una ricorrenza non soltanto religiosa, ma che apre riflessioni sulla storia, sul paesaggio, sulla convivenza, e invita a forme di viaggio lento (programma in aggiornamento su sanfrancesco800.cultura.gov.it). Il capoluogo, Perugia, ospita due importanti mostre alla Galleria nazionale dell’Umbria. Dal 14 marzo al 14 giugno, Nel nome di Francesco. La rivoluzione di Giotto, con prestiti internazionali, esplorerà il legame indissolubile tra la figura di Francesco, il nascente ordine religioso e la pittura innovativa di Giotto, sottolineando come l’artista toscano abbia tradotto in immagini la spiritualità e la nuova visione del mondo del santo. I grandi dialoghi tra Francesco e i Grandi della cultura (in autunno), attraverso manoscritti, codici miniati e dipinti metterà in risalto l’influsso del santo su pensatori, artisti e studiosi dal Medioevo al Novecento.
Assisi, dove tutto è iniziato
Uno dei momenti più attesi è l’ostensione delle spoglie mortali del santo, spostato dalla tomba, situata nella cripta, alla Basilica inferiore, per l’esposizione (22 febbraio al 22 marzo, prenotazioni su sanfrancescovive. org). Non deve poi mancare una sosta alla Basilica superiore per ammirare gli affreschi di Giotto e della sua bottega che illustrano alcuni dei più celebri episodi della vita terrena di San Francesco. Dal piazzale della chiesa si seguono le indicazioni per il Bosco di San Francesco, dove si percepisce immediatamente la relazione profonda tra il movimento religioso e il territorio. Il paesaggio agrario tradizionale – ulivi, carpini, rogge, resti di canali irrigui medioevali – convive con un intervento contemporaneo, il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto: 121 ulivi che disegnano tre cerchi, simbolo di un’armonia, da ricercare costantemente, fra uomo, natura e tecnologia. Qui la biodiversità si percepisce con immediatezza: si incontrano caprioli, scoiattoli, aironi lungo i microcorsi d’acqua che punteggiano la radura. Rientrando verso la città, la Strada Mattonata rappresenta una sorta di cerniera tra storia e vita quotidiana: tre chilometri appena, in leggera salita, percorsi da secoli dai pellegrini. Il punto di arrivo è la Porziuncola, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, luogo fondativo dell’Ordine (non a caso le celebrazioni ufficiali del centenario iniziano qui) e punto di partenza ideale per comprendere la portata universale del francescanesimo.
Verso il Subasio
Il Monte Subasio (1.290 metri) definisce il profilo di Assisi e ne orienta idealmente i cammini. Sulle sue pendici si trova l’Eremo delle Carceri (santuarioeremodellecarceri. org), complesso di piccole celle e grotte affacciate su un bosco di lecci secolari: un luogo che restituisce con precisione l’idea di essenzialità che animò i primi seguaci di Francesco. Dal punto di vista naturalistico, il Subasio è un sistema complesso: praterie, versanti esposti al vento, fenomeni carsici come i mortai, cavità modellate dall’acqua piovana che testimoniano antichi processi geologici. La montagna è anche uno snodo per itinerari contemporanei. Chi percorre in bici il tracciato che collega Perugia ad Assisi affronta, anche parzialmente, i 75 chilometri con 1.200 metri di dislivello: un percorso impegnativo attraverso i boschi della Valle del Chiascio, radure e piccoli paesi come Casacastalda, un gioiellino medioevale, ideale per una pausa. Solo per i più allenati, la salita verso la vetta del Subasio – dieci chilometri con pendenza costante – regala uno dei panorami più belli sull’Appennino umbro-marchigiano. Se invece si preferisce il cammino, la Via di Francesco offre una prospettiva ancora diversa: non un itinerario unico, ma una rete di sentieri che ricostruiscono i luoghi attraversati dal santo nei suoi spostamenti reali. La parte Sud, da Assisi a Rieti, segue antiche vie rurali e collegamenti monastici, attraversando borghi come Spello, Foligno, Trevi e Spoleto, per poi risalire verso le selve di Monteluco e scendere nella Valle Santa reatina. Il tracciato alterna uliveti, campi coltivati, boschi di leccio e monasteri ancora attivi e restituisce una relazione profonda fra comunità, lavoro agricolo e natura (viadifrancesco.it).
Piandarca e Montefalco
Dalla piana ai piedi di Assisi, seguendo la direttrice per Cannara, si raggiunge Piandarca, un paesaggio agricolo immutato da secoli: colture di cereali, ulivi, vigne, casali isolati. La tradizione colloca qui un evento famosissimo della vita di San Francesco, la predica agli uccelli: osservare questo tratto di campagna permette di comprendere meglio la scena affrescata da Giotto nella Basilica superiore. Verso sud-est, il paesaggio si compatta in colline di vigneti ad alberello: è il territorio del Sagrantino docg, un vino le cui origini si perdono nei tempi. Secondo alcune fonti sarebbe originario dell’Asia Minore e lo avrebbero importato da monaci al rientro dalla Terra Santa; per altri sarebbe invece presente nella zona già dai tempi dei Romani. Montefalco, affacciata sulla Valle Umbra, custodisce nel Museo di San Francesco il ciclo di affreschi di Benozzo Gozzoli dedicato alla vita del santo. Le scene intrecciano spiritualità e vita agricola: terreni coltivati, architetture sobrie, figure immerse nel lavoro. Il complesso include antiche vasche di pigiatura dell’uva, sculture e dipinti che permettono di leggere la continuità tra storia rurale e religiosa. Se ci si dirige verso nord-est, invece, Gubbio appare come un insieme compatto di pietra, sospeso tra pendii severi e salite improvvise. La facciata della chiesa di San Francesco fa da sfondo a un altro avvenimento: l’incontro con il lupo. La mostra Francesco e frate Lupo. L’arte racconta la leggenda dell’incontro, fino all’11 gennaio in tre sedi (Museo Civico di Palazzo dei Consoli, Museo Diocesano e Logge dei Tiratoi), ha raccontato l’episodio attraverso 250 tra dipinti, sculture, ceramiche e manoscritti (raccolti in un catalogo pubblicato da Silvana Editoriale). “Sebbene Francesco sia uno dei santi più rappresentati nella storia dell’arte, non era stata mai organizzata una mostra incentrata su questo incontro”, spiega Cristina Galassi, una delle curatrici.
Spoleto, la città della chiamata
Un altro luogo legato a Francesco è Norcia, al tempo in cui visse il santo “piccola capitale della montagna appenninica”, come la definisce l’antropologo Luciano Giacchè, da poco tornata a nuova vita dopo la ricostruzione del Palazzo municipale e della Basilica, gravemente danneggiati dal sisma del 2016. È una testimonianza concreta di resilienza, che offre una chiave di lettura nuova della spiritualità francescana: la cura del territorio come dovere civile. Spoleto sarà protagonista in ottobre con una mostra fotografica alla Rocca Albornoz dedicata agli itinerari francescani: gli scatti di Fulvio Roiter e Luigi Spina esplorano, attraverso il bianco e nero, la continuità fra paesaggio, storia e spiritualità. La città è anche legata a un episodio fondativo: nel 1205, durante una sosta presso la chiesa di San Sabino, Francesco avrebbe udito la voce che lo invitava a tornare a casa e cambiare vita. Più a est, il lago di Piediluco riflette colline morbide e rive silenziose. La tradizione vuole che Francesco abbia predicato ai pesci lungo queste acque tranquille: un’immagine che oggi appare come una metafora del rapporto tra uomo e natura. L’ultima tappa ideale è la Scarzuola, nei pressi di Montegabbione: qui secondo la tradizione Francesco costruì un piccolo rifugio con fasci di scarza, una pianta palustre. Qui il santo avrebbe fatto scaturire una sorgente e piantato un lauro dalle foglie particolarmente odorose. Negli anni Cinquanta del Novecento, l’architetto e scenografo Tommaso Buzzi (1900-1981) trasformò questo luogo remoto in un’opera monumentale e visionaria: la sua città ideale, un labirinto di teatri, scale, torri, giardini filosofici, allegorie e architetture che dialogano con l’ambiente. L’immaginazione buziana non cancella la traccia francescana, anzi la amplifica. Se Francesco aveva cercato qui essenzialità e riparo, Buzzi cercò una forma di elevazione; e nei due intenti – così diversi – emerge un’unica tensione verso la possibilità di un ordine più armonico tra uomo e paesaggio. Una doppia eredità che invita a riflettere su come, nei secoli, gli stessi luoghi possano trasformarsi senza perdere la loro vocazione più profonda: quella di essere spazi in cui l’uomo interroga sé stesso. Come fu tutta la vita di Francesco: una domanda inesauribile di infinito.