Spazio allo sport
di Cristina Piccinotti - Dove Viaggi, Corriere della Sera, Guida Umbria

Dal Trasimeno alla Valnerina, all’Alta Valle del Tevere c’è solo l’imbarazzo della scelta. In Umbria la natura è ancora padrona. La regione è amata dagli appassionati di sport all’aria aperta, che qui possono esplorare le profondità della terra o arrampicarsi lungo pareti di roccia; librarsi nell’aria con il deltaplano o farsi trasportare dalle rapide di un torrente in kayak. Gli sportivi meno adrenalinici hanno a disposizione sentieri per trekking e piste ciclabili; possono andare a cavallo, pagaiare nelle acque tranquille di un lago; o, ancora, mettersi in marcia su antichi cammini di pellegrinaggio, alla ricerca di una tregua dai ritmi frenetici della quotidianità.
GROTTE E FORRE
Una palestra naturale, sintesi perfetta di tante attività outdoor per tutte le età e livelli di preparazione, è il Monte Cucco, tra i complessi carsici più estesi e profondi d’Italia, al confine settentrionale della regione, in provincia di Perugia. È alto (solo) 1.566 metri e rientra in un’area poco antropizzata, riconosciuta Parco naturale regionale nel 1995 per le sue caratteristiche geologiche, botaniche e faunistiche. Una parte degli oltre 35 chilometri di grotte che lo attraversano è esplorabile anche da chi non è uno speleologo professionista, compresi i bambini dagli otto anni in su. Si penetra per circa 900 metri lungo un tratto attrezzato con scalette e corrimani metallici. L’escursione nella grotta dura circa un’ora e mezza e inizia con una discesa di 27 metri nel verticalissimo pozzo Miliani, dedicato all’industriale che per primo ne esplorò a fondo gli ambienti a fine Ottocento. Tra stalattiti e stalagmiti, gallerie, labirinti e cunicoli, si attraversano via via ampi saloni dai nomi evocativi – Cattedrale, Sala Margherita, Passaggio segreto, Sala delle fontane – fino alla Sala terminale, che conduce a uno stretto pozzo di otto metri, sul versante nord della montagna, da cui si riguadagna l’aria aperta. Per le visite è necessario l’accompagnamento di guide autorizzate, come quelle dell’Associazione Tra Montana, che oltre alle escursioni speleologiche – come l’appassionante traversata della grotta di Faggeto Tondo, sul versante ovest del Monte Cucco – organizza anche voli in deltaplano nella cornice del Parco, nei cieli sopra Gubbio – con atterraggio nei pressi del Teatro romano – o sopra Assisi, per ammirare dall’alto i luoghi francescani prima di planare dolcemente nei pressi del Santuario di Rivotorto. Ancora, c’è l’adrenalinica discesa in forra nella vertiginosa Valle di Rio Freddo, il grande canyon che incide il versante nordorientale del Cucco, o nella brulla e più soleggiata Valle della Fossa, nella zona sud del monte. Nel Parco non mancano i trekking, come quello che porta alla scoperta della Madre dei Faggi, foresta con alberi secolari alti fino a trenta metri, o all’esplorazione della Valle delle Prigioni, uno dei luoghi più selvaggi dell’area. Da non perdere, poi, la camminata a Pian delle Macinare, prato a oltre mille metri di quota da cui si snodano molti altri sentieri escursionistici – per un centinaio di chilometri complessivi – percorribili anche d’in- verno con le ciaspole. Nella stagione fredda gli appassionati di sci di fondo trovano piste abbondantemente innevate e ben battute, oltre a un anello di difficoltà medio-alta, detto La Fragorosa, lungo 9,5 chilometri e con un dislivello di 183 metri. E, sempre qui, nell’Altopiano di Pantanella, la struttura Poste per cavalli, gestita dall’Università degli Uomini originari di Costacciaro – una “comunanza agraria”, antica forma di proprietà collettiva delle terre – può essere prenotata da chi vuole percorrere il Parco in sella. Interamente realizzata in legno, la Posta ben si integra con il paesaggio montano, offrendo ricovero fino a otto cavalli e mettendo a disposizione degli ospiti una cucina con stufa e un bagno. Gli appassionati di mountain bike, invece, possono mettersi alla prova sui tracciati della Gran Fondo del Monte Cucco, gara di livello nazionale che ogni anno porta più di mille atleti a sfidarsi su due percorsi: quello lungo, da 45 chilometri con 1.550 metri di dislivello, e il classic, da 25,52 chilometri con 679 metri di dislivello. Le tracce Gpx sono disponibili sul sito granfondomontecucco.it. Lasciata la montagna, chi cerca avventure acquatiche può fare rafting lungo il fiume Nera. Uno degli itinerari più emozionanti si sviluppa sotto la Cascata delle Marmore, nei pressi di Terni, quasi allo sbocco della Valnerina, in un tratto in cui il Nera scorre per tre chilometri formando rapide di quarto grado (il più alto è il sesto). Eppure non serve essere professionisti per affrontare la discesa: a governare l’equipaggio a bordo del gommone con chiglia pneumatica ci pensano le guide del Centro Rafting Marmore, tutte abilitate dalla Federazione italiana rafting. L’esperienza in acqua dura circa 40 minuti, l’attrezzatura – muta e scarpe di neoprene, giubbotto salvagente e casco – viene fornita dall’organizzazione, assieme a un briefing iniziale. Ai passeggeri è richiesto di saper nuotare, oltre all’impegno di pagaiare con un certo vigore.
UNA DISCESA EMOZIONANTE
Chi non si accontenta e vuole qualche brivido in più può provare l’hydrospeed, sorta di bob galleggiante singolo manovrabile con le mani, che consente di flottare in sicurezza fra le rapide. La discesa dura circa due ore, l’attività è riservata a persone tra i 18 e i 55 anni e con un discreto livello di nuoto. Ancora rafting, ma lungo itinerari adatti anche ai bambini, nel tranquillo fiume Corno, accompagnati dalle guide del Gaia rafting Center, che ha sede nella vecchia stazione ferroviaria di Serravalle di Norcia, nel Perugino. La scelta è tra la discesa breve, che dura un’ora, o quella lunga, da due ore. Alla ricerca di oasi di pace in cui pagaiare immersi nel silenzio di acque tranquille si va al Lago Trasimeno, che con i suoi 128 chilometri quadrati non è solo il più esteso del Centro Italia, ma è anche uno dei più godibili (v. anche p. 90). Con gli istruttori di Trasimeno Sup, prima scuola di stand up paddle in zona, attiva dal 2013, si può raggiungere in canoa o kayak, e magari visitare due delle tre isole lacustri: Polvese, la più grande, e Maggiore, l’unica oggi abitata (anche se da sole 15 persone). La terza, l’isola Minore, è coperta da una fitta vegetazione di pini e lecci e dà rifugio a una nutrita colonia di cormorani. Oltre alle escursioni slow, la scuola organizza attività più movimentate come il wakeboard (disciplina che fonde sci acquatico e snowboard), lo sci nautico, il mono-sci e l’hydrofoil (la tavola da surf che vola sulle acque). E, nella stagione estiva, largo all’Aperi-sup e allo Yoga sup, in cui gustare un drink o cimentarsi in un asana (posizioni dello yoga) galleggiando su una tavola in mezzo al lago. Uno scenario simile si ritrova nell’area del Lago di Piediluco, al confine tra le province di Terni e Rieti. Le sue acque calme e l’assenza di vento invitano a uscite in canoa o pedalò. Dal pittoresco borgo di Piediluco parte anche il Giro del Lago, percorso cicloturistico di 15 chilometri completamente asfaltato, pianeggiante e poco trafficato: è privo di una segnaletica dedicata, ma è sufficiente tenere la destra a ogni incrocio per non sbagliare strada. Passano di qui, fra l’altro, anche la Greenway del Nera e il Grand Tour Rando, itinerario in bici di 320 chilometri tutto su strade asfaltate secondarie fra la Cascata delle Marmore e alcuni dei punti di maggior richiamo turistico della Bassa Valle del Nera e della Media Valle del Tevere.
CANYONING, CHE FORZA
Ecco un’attività che come poche altre permette di raggiungere ambienti incontaminati e gole selvagge altrimenti inaccessibili. Per praticare il canyoning o torrentismo ci si affida alle guide esperte di Umbria Outdoor, che fornisce tutta l’attrezzatura necessaria per vivere l’esperienza in sicurezza. Fra i numerosi itinerari proposti, quello della Forra di Roccagelli, in Valnerina, è adatto anche ai principianti, data l’assenza di vasche profonde: prevede la discesa in corda di sette cascate, la più alta delle quali ha un salto di 16 metri. Più impegnativa l’esplorazione della Forra del Casco, in località Pontuglia, nel comune di Scheggino, con salti anche di 30 metri, diversi passaggi in gole strette e profonde ed emozionanti toboga, scivoli naturali su cui lasciarsi andare trasportati dalla corrente. Divertimento assicurato anche lungo il canyon naturale creato dal torrente Fosso Campione, che dal borgo medievale di Prodo, presso Orvieto, scende ripidissimo tra le rocce prima di tuffarsi nel Lago di Corbara. Il percorso inizia sotto le mura del castello e dopo un primo tuffo – non obbligatorio – si snoda tra corridoi d’acqua, pareti di roccia e laghetti. Bella l’uscita lungo un sentiero nel bosco che riconduce al paese. L’itinerario è sicuramente impegnativo in termini di tempo – solo la discesa richiede infatti cinque ore – però è tecnicamente facile, adatto anche ai principianti.
FALESIE PER TUTTI
La capitale del free climbing in Umbria è il comune di Ferentillo con la sua celebre falesia. Nel paesino del Ternano diviso dal fiume Nera in due borghi, Mattarella e Precetto, l’arrampicata sportiva ha messo radici sul finire degli anni Ottanta, quando il Comune decise di attrezzare le pareti di roccia. In realtà fu poi l’intera comunità a contribuire allo sviluppo di tanti settori d’arrampicata e a organizzare gare ed eventi che portarono qui i climber più in vista del panorama nazionale e internazionale di quel periodo. Oggi la falesia di Ferentillo è molto apprezzata per la qualità della roccia e per la sua accessibilità, situata com’è a poca distanza dal paese. Anche la varietà degli stili che è possibile praticare e la periodica revisione delle protezioni infisse in parete la rendono un punto di riferimento importante per chi arrampica. Attraversata da centinaia di vie, lunghe dai 15 ai 120 metri, che consentono la scalata sia ai neofiti sia ai più esperti, è articolata in cinque settori: spiccano quello delle Mummie, dove partono le vie più semplici, adatte anche ai principianti, e la grande parete chiamata il Balcone, la più spettacolare. Un’altra bella palestra di arrampicata è la falesia di Pale, che svetta nei pressi dell’omonimo borgo medievale a pochi chilometri da Foligno, munita di 157 vie. Ai principianti si consiglia in particolare il primo settore, chiamato l’Uccellessa, comodo da raggiungere e con il maggior numero di percorsi di difficoltà medio-bassa. Salendo fino al settore detto Ghiaione partono invece le scalate più impegnative, ma, arrivati in cima, la fatica è ripagata dalla magnifica vista sulla valle in cui scorre il fiume Topino. Splendido anche il panorama che si ammira in vetta alla Gola della Rocchetta, falesia calcarea situata a circa un chilometro da Gualdo Tadino. Spettacolare l’arrampicata del Paretone che affaccia sulla Coda del Diavolo, scivolo scavato dall’acqua nella roccia proprio nel punto in cui la gola si fa più stretta. Adatta ai principianti è invece l’arrampicata ai Blocchi Poligonali, piccola falesia che prende il nome dalle mura preromane che abbracciano il centro storico dell’antico borgo di Amelia. Immersa nel bosco e sempre all’ombra, dunque ideale da affrontare nella stagione estiva, conta una ventina di vie su pareti di calcare. Nei pressi vi sono pure alcuni massi adatti alla pratica del bouldering.
MEDITARE CAMMINANDO
Per molti appassionati il cammino lento è associato alla meditazione. Soprattutto se viene praticato lungo itinerari densi di spiritualità come i tanti che da secoli attraversano l’Umbria. Alcuni sono parte di percorsi più ampi, come il Cammino di San Benedetto, che prende il via da Norcia e tocca Cascia e Monteleone di Spoleto per poi sconfinare nel Lazio, raggiungendo infine Montecassino. O, ancora, la Via Romeo Germanica, articolata in 46 tappe per 2.200 chilometri, che dalla Germania e dall’Austria arriva a Roma attraversando l’Umbria fra Pozzuolo, sui colli del Lago Trasimeno, e Orvieto. Completamente interno al territorio umbro è invece il Cammino dei Protomartiri Francescani, percorso ad anello in sei tappe che parte e arriva a Terni attraversando i luoghi di Francesco e dei santi Berardo, Adiuto, Accursio, Pietro e Ottone. Splendido anche il Cammino dei Borghi Silenti, un altro anello di 90 chilometri intorno al Monte Croce di Serra che in cinque tappe svela 13 borghi medievali, i ruderi di fornaci d’epoca romana, necropoli millenarie, eremi e castelli. Davvero la giusta via per mantenere attivo il corpo, nutrire lo spirito e, insieme, riempirsi gli occhi di bellezza.