Cammini: tra borghi silenti d'Umbria, Valle incantata di Mogol
di Giuseppe Marinaro - AGI, Agenzia Giornalistica Italia
Pubblicato: 30/01/2026 10:36 Rete: Globale | Tema: Cronaca
Cammini: tra borghi silenti d'Umbria, Valle incantata di Mogol
(AGI) - Palermo, 30 gen. - (di Giuseppe Marinaro) - I sentimenti e le attese si accavallano dentro questa avventura che è soprattutto un movimento diffuso di energie e passioni. Un incedere tra borghi nascosti, nato, come sempre - nell'esperienza personale di questo camminatore - in modo imprevedibile, da una suggestione che ha sbaragliato altri percorsi. E che ha avuto il suo battesimo in solitaria, diventando presto - anche questo accade ogni volta - una opportunità condivisa. Novanta chilometri di sorprendente e quieta bellezza il "Cammino dei borghi silenti", attraverso una porzione d'Umbria di grande fascino, quasi sospesa tra Terni e Orvieto, su e giù per strade sterrate, sentieri e antichi centri storici. Un itinerario ad anello attorno a Monte Croce di Serra, il punto più alto degli Amerini, con i suoi quasi mille metri di altitudine. Cinque tappe, incrociando angoli unici e resistenti ai richiami della città: Tenaglie, frazione di Montecchio, Santa Restituta, Toscolano, Melezzole, Morre, Acqualoreto, Cerreto, Civitella del lago, Baschi... Il cuore di un'Umbria inedita che se non si percorresse a piedi, non si conoscerebbe davvero.
I camminatori che battono palmo a palmo il territorio ne sono non soltanto gli stupefatti osservatori, ma anche le sentinelle, a loro modo complici nel custodire una bellezza ostinata. Alleati di chi questo cammino lo ha pensato e lo cura, occupandosi di accogliere i pellegrini giunti da ogni parte: tasselli del vivace puzzle di una economia sana, di buone pratiche per la tracciatura, la segnaletica, l'ospitalità. Che fanno del 'Passo lento' una filosofia di vita e una occasione concreta di sviluppo sostenibile. (AGI)
MRG
Cammini: tra borghi silenti d'Umbria, Valle incantata di Mogol (2)
(AGI) - Palermo, 30 gen. - Un tesoro stratificato di ambiente, saperi e abilità e un capitale umano che si intesta la sfida di costruire una storia che sa di futuro, come alfieri del buono e del bello, molto più che referenti di tappa o hospitaleri. Tenaglie dal suo colle guarda la valle del Tevere e la Tuscia, dai monti Cimini fino al profilo dell'Amiata. Lungo i sentieri, tra i paesaggi segnati dall'uomo, si incontra anche chi disseta i pellegrini, come se li aspettasse da tempo. Capita di incrociarli più volte questi angeli del cammino, mentre come Gps impazziti si tenta di fare rotta su traiettorie con impressi i caratteristici segni gialli. Sono la prova che, anche quando si è bravi a perdersi, prima o poi arriva qualcuno che aiuta a rimettersi in pista.
Una straordinaria esperienza, fatta di tempi dilatati, persone visionarie, spazi pazzeschi come quelli della Valle incantata: così ha voluto chiamarla Giulio Rapetti, Mogol, che poco sotto Santa Restituta ha creato la sua Tenuta dei ciclamini, la casa della musica, dove ama accogliere anche i camminatori, portatori, a suo giudizio, di una 'musica' ispirata e tutta loro.
Due semplici parole – Valle incantata - con le quali, lui che è straordinario paroliere, ha ribattezzato un territorio che da Castel dell'Aquila, attraverso un fittissimo bosco, accompagna verso nord. E a Toscolano, che è la fine di una tappa, ma la premessa di altre: insieme fanno compiere un salto verso ciò che i borghi possono diventare se si progetta e lotta per loro, non cedendo alla spinta di lasciarli, investendo nel turismo leggero, usando le leve del patrimonio culturale e dei sapori, del sempre più diffuso desiderio di un ritorno all'essenziale e di uno sguardo sull'esistente interpretato come risorsa.
Lungo l'itinerario, i giorni iniziano e si chiudono come sotto un incantesimo o una benedizione, di cui si può fare scorta, sin dall'alba, ad esempio, a Melezzole, soffermandosi nella piccola chiesa medievale di San Vitale, nel cuore di un bosco di castagni. (AGI)
MRG
Cammini: tra borghi silenti d'Umbria, Valle incantata di Mogol (3)
(AGI) - Palermo, 30 gen. - Sono almeno tre le cose con cui riempire il proprio 'zaino': la chiara percezione che sulla Strada non si è mai 'forestieri', ma come dotati di radici da sempre piantate da queste parti; che se anche timidamente si chiede una informazione o si saluta, l'altro risponde subito donando la confidenza del tu, come a un parente acquisito; che coloro che si incontrano sono pronti a regalare tempo per raccontare il loro mondo, se si dimostra rispetto e interesse autentici; e i camminatori che questo piccolo pezzo di terra percorrono per naturale apertura allo stupore, sono visti benevolmente.
E allora avanti. Dai castelli agli abitati medievali, fino ai corsi d'acqua e ai laghi come il Corbara, su cui si specchia Civitella del Lago o, se si vuole, de' Pazzi: nome che forse si attaglia meglio ai tanti che oramai sono investiti da questo flusso di emozioni da condividere con inattesi compagni di strada. In questo caso un napoletano, una campana del Cilento, una lombarda e un siciliano. Un assortimento di umanità che è uno dei regali più belli. Come lo sono coloro che accolgono e che in genere conoscono le fatiche e le aspettative del cammino. E ci sono quelli che si incrociano: viandanti di ogni tipo, pastori, contadini, ostinati abitanti dei borghi, maestri di bottega, che guardano queste figure stralunate e impolverate con bisacce e bastoncini da trekking, con simpatia, ironia, la voglia di capire cosa li conduca su strade impervie e basolati, sin sulla soglia delle loro case. Difficile dare una risposta esaustiva, anche a sé stessi. La risposta è nel cammino, nella vita in quel momento; è prima, in ciò che ha portato a sceglierlo (o a esserne scelto?); è dopo il cammino, in ciò che si rivelerà.
Un indizio - dopo avere scoperto anche il Vallone di San Lorenzo, con la sua straordinaria eredità etrusca, i vicoli e i balconi fioriti di Montecchio, ed essere tornati a Tenaglie, dove tutto è iniziato - lo offrono le Panchine del pellegrino su cui è 'obbligatorio' sedersi e lanciare lo sguardo lontano. Quasi a strapiombo sulla valle del Tevere, si consuma il rito che appartiene a chi termina questo itinerario e si formula una promessa: quella di non smarrire del tutto il legame con i nuovi orizzonti scoperti. (AGI)
MRG