Articolo vincitore sezione Turismo Ambiente e Cultura

L'Umbria ha tutto: Il vino, l’olio extravergine d’oliva, la storia… E quando le giornate iniziano ad accorciarsi, il Cuore Verde d’Italia si trasforma in una fiaba incantata.

Città della Pieve

Sono le sei e mezza quando lascio d’un balzo il tepore del letto. Come se presagissi che non ci fosse un solo istante da sciupare. In costume da bagno scivolo nel giardino, camminando a piedi nudi sull'erba umida di rugiada verso la piscina, che ai primi chiarori del mattino risplende con i riflessi cangianti di un opale. Nuoto per qualche bracciata, per poi indugiare a bordo vasca volgendo lo sguardo verso la Val di Chiana sottostante. Sopra di me il cielo mattutino sfuma in un azzurro polveroso, mentre al di sotto un mare di nuvole ricolma la valle, come un abisso che ha inghiottito il mondo. Quasi fossimo rimasti soli qui al “Calitardo”, sospesi su un’isola verdeggiante punteggiata di cipressi e pini a ombrello, tra le cui fronde si impigliano tenui veli di nebbia come trame di ragnatele. Fine ottobre in Umbria – e mi sento come in una terra incantata.

L'hotel "Calitardo" è la mia più recente scoperta. Un’antica torre di avvistamento che un architetto di Monaco ha sapientemente ristrutturato in chiave ecologica, trasformandola in incantevoli suite per vacanze attraverso l'uso di materiali naturali, dal legno al lino, arredi di design e un gusto impeccabile. Si erge nei pressi di Città della Pieve, un borgo medievale adagiato su un'altura che domina la valle.

Ieri ho passeggiato accanto alle facciate in cotto che brillavano al sole del tramonto, scorgendo, attraverso le finestre aperte, soffitti sontuosamente affrescati. In una piccola chiesa, ho scoperto un affresco sbiadito del Perugino, il sommo maestro del Rinascimento umbro, per poi volgere lo sguardo verso un paesaggio che pareva specchiarsi fedelmente nelle sue opere. Tra i vicoli si diffondeva il profumo dei camini a legna. Eppure, davanti alla “Caffetteria Matucci”, la gente indugiava ancora sotto l'antico tiglio sorseggiando un calice di vino.

L’Umbria va vissuta in autunno

È in autunno che bisogna recarsi in Umbria, nella stagione che più valorizza il paesaggio collinare verdeggiante dell’Italia centrale. Quando i boschi di latifoglie e i vigneti si tingono di preziose sfumature dorate, le strade si fanno silenziose senza più il clamore dei viaggiatori, e, a favore di bel tempo, lo scenografico spettacolo della nebbia si rinnova puntuale ogni mattina: in alto l'aria autunnale tersa, in basso candide nubi ovattate che solo lentamente iniziano a dissolversi. Una visione dalla quale non riesco a distogliere lo sguardo.

Fortunatamente, quasi ogni luogo d'interesse in Umbria sorge sulla sommità di un'altura panoramica: La mistica Assisi con la sua Basilica di San Francesco; Perugia, vivace capoluogo della regione e sede della sua prestigiosa Università, e naturalmente Orvieto, sospesa su un’imponente rupe di tufo come un’apparizione ultraterrena: una visione che, a ogni sguardo, non manca mai di suscitare in me un’intensa emozione.

Lungo i pendii si arroccano borghi minori, simili a paesini di gesso in un presepe italiano. Spello, Trevi, Gubbio, Spoleto. Attraverso l'Umbria autunnale come cullata dal dondolio di un’altalena a barca. Lascio i vasti fondovalle, dove il paesaggio si fa più frammentato, per risalire con gioia verso la bellezza, dove lo sguardo si perde in orizzonti infiniti e tra le mura di antichi borghi.

Agriturismo nel sud-est

Oggi il viaggio prosegue verso sud-est, in direzione di Todi. La strada si snoda sinuosa, solitaria e dissestata, attraversando boschi di castagni, pendii e profonde insenature vallive. Solo di tanto in tanto un campanile fa capolino nel verde, mentre un maniero abbandonato giace assopito ai bordi della via. A metà strada tra Orvieto e Todi faccio sosta alla "Fattoria Ma' Falda", un agriturismo che si cela discreto sotto querce imponenti, e mi insedio in un grazioso appartamento arredato con mobili d’epoca e dotato di terrazza.

Due sorelle norvegesi gestiscono la tenuta. Anne Line, la maggiore, prepara il tavolino da caffé in giardino. Quasi vent'anni fa, spinta dal desiderio di una vita a contatto con la natura, questa studiosa di teologia si trasferisce con il compagno tra i boschi dell'Umbria. Poco dopo si unisce a lei la sorella Åste, portando con sé cinque capre e l'idea di trasformare il loro latte in formaggio. Oggi la tenuta ospita 50 capre camosciate, esemplari curati dal manto bruno che riposano serenamente sulla paglia. Il fienile profuma di fieno mentre da casse invisibili si diffondono le note di un pianoforte. Per un istante sono tentata di sdraiarmi anch’io accanto a loro.

Åste, con i suoi occhiali in metallo e il taglio di capelli corto, ha l'aspetto di chi appartiene più a un'aula universitaria che a un caseificio. Ma poi, quando mi invita a scoprire il profumo delle sue creazioni a latte crudo dalle intense venature erborinate, appare subito evidente che è uno spirito di ricerca a guidarla. "Mi affascina la vita invisibile racchiusa nel formaggio", dice. "Tutte queste possibilità evolutive! Un universo sconfinato che voglio studiare".

Io stessa mi dedico all'esplorazione di questo universo all’indomani, quando Anne Line porta un vassoio ricolmo di formaggi caprini, caffè, pane fragrante e marmellata. Faccio colazione in terrazza, all’ombra di un pergolato di vite da cui raccolgo gli ultimi grappoli. Dalle piante pendono melagrane mature ormai dischiuse. In lontananza riecheggiano sordi alcuni colpi di fucile. L'autunno è la stagione della caccia in Umbria e i boschi sono popolati di cinghiali.

Il cuore verde d'Italia

L'Umbria è conosciuta come il "cuore verde d'Italia", ma a me, questa regione affascina ancor più per la quiete che avvolge ogni angolo. Un’atmosfera così mistica. Una terra ricca di santi, monasteri ed eremi. Si presenta umile e modesta, ben lontana dall’ostentato sfarzo della vicina Toscana. Eppure, potrebbe tranquillamente reggere il confronto. Basti pensare alla deliziosa trama di vicoli di Todi, con la sua Piazza in leggera pendenza, dietro la quale un'imponente scalinata conduce al Duomo. Volgendo lo sguardo sugli antichi tetti di tegole grigio-brune, vengo colta da un senso di malinconia. Poiché questo rassicurante senso di immutabilità è divenuto ormai una rarità nel nostro mondo.

A Todi, il Palazzo Pongelli presidia il centro storico sin dagli albori del XVI secolo. I Pongelli stessi sono discendenti di Jacopone da Todi, nobile frate francescano del XIII secolo che, predicando la povertà, subì la scomunica da parte del Papa. Jacopone fu autore di componimenti lirici di carattere religioso, consacrandosi come il primo poeta in lingua volgare italiana. "Ancor prima di Dante!", come esclamerà il giorno seguente Riccardo Pongelli elogiando il suo illustre antenato.

In questo momento stiamo cavalcando attraverso le terre dei Pongelli, una tenuta di 220 ettari che si estende tra Todi e Montefalco. Oliveti, boschi, vigneti. Il Conte Riccardo è un uomo sulla sessantina dal fascino magnetico; in lui la naturale consapevolezza delle stirpi nobiliari del Centro Italia, le cui origini si perdono in un passato immemorabile, si coniuga alla naturalezza della sua cavalcata sicura da ex giocatore di polo. Mentre procediamo al trotto accanto ai filari d’uva già vendemmiati, Riccardo ci parla del "Sagrantino" e del "Montefalco Rosso", i vini rossi umbri dal carattere deciso che produce nella sua tenuta. E di suo nonno, che amava percorrere a piedi i nove chilometri che separano Todi dalla tenuta, dove dava ospitalità a una certa Carlotta, una cantante mondana, mentre la sua famiglia risiedeva a Todi, più o meno ignara di tutto.

Oggi i Pongelli gestiscono la casa padronale come un piccolo e raffinato hotel di campagna, circondato da vigneti, con pavimenti in parquet scricchiolanti e pieno di cimeli di famiglia lucidati con dedizione. Pernotto nella stanza che fu di Carlotta. Dalla finestra aperta entra un soffio d’aria fresca autunnale e, quando l'indomani scosto le tende, ritrovo la valle avvolta nella nebbia fitta e ovattata. Un cavallo grigio pascola solitario tra gli ulivi. Quanto vorrei potermi trattenere ancora!

Tra bruschette e frantoi

Invece, più tardi quello stesso giorno, mi ritrovo sotto la luce dei neon, tra il fragore dei macchinari, nastri trasportatori e cisterne d'acciaio. Regna un fracasso assordante. Alcuni uomini in età pensionabile attendono con trepidazione che dalle bocche in acciaio inossidabile dei macchinari inizi finalmente a sgorgare il prezioso liquido: denso, vellutato e dalla lucentezza verde-oro. "L'olio nuovo!” L'Umbria è la terra delle olive e la fine di ottobre segna l’inizio del raccolto.

Poc’anzi, in mattinata, camminando dalla cittadina di Trevi lungo un crinale, non riuscivo a credere a quanto fosse infinita la distesa di olivi sotto di me, con i suoi riflessi argentei e in serena armonia. Ed ora eccomi invece catapultata nel pieno dell'attività del frantoio ultramoderno di Chiara Brancato e Leo Silvestri. La 35enne e il suo compagno coltivano da soli 25 ettari di oliveti. Non solo. Si occupano anche della spremitura per piccoli coltivatori e per chi, a fine giornata, arriva solo con il raccolto di poche piante.

Chiara si muove instancabile tra le presse, in pantaloni cargo e con la coda di cavallo un po' scompigliata: controlla parametri, preme pulsanti, abbraccia clienti e, tra una cosa e l’altra, trova il tempo di tostare bruschette nel camino acceso. "Gli antichi frantoi a pietra erano certamente più belli da vedere", ammette. "Ma il nostro sistema raffredda le olive durante la spremitura, il che garantisce una qualità decisamente superiore. Assaggia!" Versa un filo di olio nuovo su una fetta di pane croccante La addento. Un aroma verde e deliziosamente erbaceo raggiunge il mio naso e percepisco note di pomodoro con una punta di amaro piccante. Una latta di questo, per favore!



Quando esco all’aperto, si è fatto ormai buio. Nel cortile continua il viavai di rumorosi trattori con il loro carico prezioso. I fari proiettano indistinti aloni di luce nell'oscurità. Il frantoio non sorge infatti in romantica posizione collinare, ma si trova nel fondovalle. E lì, in autunno, ristagna una fitta nebbia.

I nostri consigli per l'Umbria

Come arrivare e come muoversi

Ad esempio, in aereo fino a Firenze (con voli Lufthansa da Francoforte, sui 170 euro) o in treno fino a Perugia (da Monaco di Baviera a partire da 123 euro). Proseguire poi con un'auto a noleggio.

Il piacere del palato

Enoteca Oberdan. Tra i tavoli circondati da scaffali di vino, Elsa Arci serve rigatoni con guanciale e broccoli e polpette di carne croccanti (Todi, Via Ciuffelli 22, Tel. 07 58 94 54 09).

Ristorante Silvana. Nel camino acceso al centro della sala vengono grigliate succulente bistecche alla fiorentina, accompagnate da cavolo stufato e fagioli bianchi (Città della Pieve, Vicolo del Gesù, Tel. 05 78 29 83 11, ristorante-silvana.com).

Alla scoperta di

Città della Pieve Nelle sue opere “Adorazione dei Magi” (nell’Oratorio di Santa Maria dei Bianchi, V. Vannucci 40) e il “Battesimo di Cristo” nel Duomo (Piazza Plebiscito), il grande pittore Pietro Vannucci, detto il Perugino, ha immortalato i paesaggi della sua terra umbra.

Giuditta Brozzetti. L'atmosfera: unica! Nella chiesa sconsacrata di San Francesco delle Donne a Perugia, antichi telai danno vita a tessuti straordinari ispirati a motivi storici. Annesso vi è anche un piccolo museo (Perugia, Via Berardi 5/6, brozzetti.com.

Guida agli acquisti

Frantoio Silvestri. Un olio d'oliva d’eccellenza e ottimi biscotti a base di farina di ceci, cioccolato e oro verde dell'Umbria sono disponibili presso il frantoio di Chiara e Leo (Gualdo Cattaneo, Via Palazzari 17, tel. 33 15 92 02 99 frantoiosilvestri.it).

AnticaMente. Nel suggestivo mercato dell'antiquariato di Todi, ogni seconda domenica del mese si può curiosare tra proposte che spaziano dall'arte ai mobili d’epoca. Un paradiso per gli amanti del collezionismo e del vintage, aperto dalle 9 alle 19 (Todi, Piazzale della Consolazione).

Telefono

Il prefisso telefonico per l'Italia è 00 39. Lo 0 del prefisso teleselettivo va sempre incluso.

Per saperne di più: umbriatourism.it


Link all'articolo online: https://www.brigitte.de/leben/reise/umbrien--reisetipps-fuer-italiens-maerchenland-14036954.html

Articolo originale in tedesco (pdf)

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