TESTATA: Radici

DATA DI PUBLICAZIONE: Maggio-Agosto 2010

L'antica città umbra è da sempre un luogo di forti contrasti capaci di renderla sempre più interessante e del tutto originale. Spiritualità e quotidianità, arte e pellegrinaggi, umiltà e sfarzo, realtà industriale e cultura, natura e sviluppo contribuiscono da sempre e tutti insieme a fare di Assisi una città che merita ben più di un breve soggiorno. La si riconosce in distanza, dispiegata come un morbido tessuto sulle pendici del Monte Subasio, unica significativa mole di una lunga valle da sempre via di accesso e di transito a molti importanti centri carichi di storia e di arte.

Spiccano sulla Valle Umbra le pietre rosa a contrasto con il verde degli olivi, i tetti e le moli massicce delle grandi, orgogliose chiese erette per non far dimenticare i principi dio umiltà e povertà promulgati da Francesco d'Assisi e santa Chiara, due personaggi che hanno segnato un passaggio fondamentale nella storia della Chiesa cattolica. Ai suoi piedi la Basilica di Santa Maria degli Angeli, imponente edificio costruito dall'architetto Galeazzo Alessi a protezione della Porziuncola, piccola chiesa restaurata da Francesco, che oggi sembra quasi scomparire tra archi e decorazioni sontuose ma che nonostante ciò affascina sempre i visitatori.

Ed è proprio da qui, dalla valle, che bisogna partire per avvicinarsi lentamente alla città scegliendo non la principale via d'accesso ma, con vero spirito francescano, quelle più strette e in particolare quella che passa a fianco al Teatro Lyrick, un vecchio impianto industriale ristrutturato. Una strada sinuosa che, dapprima allargandosi tra i campi e poi sempre più stretta, protetta dai rami degli alberi, offre una vista unica sulla città per poi terminare, dopo un ripidissima curva a gomito, al termine della grande strada percorsa dai pulmann turistici. La grande Basilica è vicina ma qui si è più impressionati dalla natura che circonda la città e che la protegge dallo sviluppo industriale della vallata che dalle strutture imponenti dell'edificio religioso. E anche se è indispensabile visitare quelli che sono i luoghi simbolo della città, le due grandi basiliche di San Francesco e Santa Chiara, le vestigia romane del Tempio della Minerva, la Rocca e i tanti altri monumenti sovraccarichi di opere d'arte al punto da non poter essere ignorati, per comprendere il fascino di una città che non è soltanto un luogo di pellegrinaggio e di studio bisogna prendersi il giusto tempo, procurarsi delle scarpe e dei vestiti comodi ed avere voglia di camminare lungo le sue strade, quelle che si allontanano dai negozi per turisti, per sentirne i colori, i silenzi, gli odori. Perchè Assisi non è un monumento o, come a molti può sembrare, un parco a tema ma è ancora una città viva, una città abitata, e con molto affetto, da persone nate qui ma anche da molte che l'hanno scelta liberamente, magari venendo da molto lontano.

E' una città che continua ad evolversi e a cambiare pur nel mantenimento di un patrimonio storico-artistico innegabile al punto da essere inclusa nei siti patrimonio dell'umanità dell'Unesco (la città è alla presidenza dell'Associazione Città e Siti Italiani Patrimonio Mondiale dell'Unesco). Certamente nelle sue strade non si trovano più tante botteghe artigiane o tanti bambini che giocano (come del resto dalle strade di tutte le città italiane) ma si trovano ancora gli odori che vengono dalle cucine o dalle cantine, i profumi che si levano dagli orti e dai giardini, sopravvissuti ai cambiamenti e ancora ben presenti, anche se ben nascosti e protetti.

Spesso anzi bisogna avere il coraggio di affacciarsi un po' a un cancello o al limitare di un muro per poterli ammirare, con i loro prati, aiuole, alberi da frutto e, naturalmente, ancora olivi quasi a

significare una continuità tra il fuori e il dentro le mura. Strade scaldate dalle intonazioni rosa della pietra, la pietra di Assisi appunto, che si inerpicano lungo le pendici del Subasio e dove scorrono i suoni del giorno, le campane delle tante, tantissime chiese, grandi e piccole, celebri e sconosciute che risuonano a orari regolari.

E soprattutto percorrendo queste strade secondarie lontano dal gaio vociare dei tanti turisti che percorrono le grandi strade principali, quelle che collegano tra loro le due grandi basiliche poste ai due estremi opposti della città, che Assisi si lascia andare veramente. L'atmosfera qui è molto più silenziosa, si possono sentire gli uccelli cantare e si possono incontrare i veli neri di suore che parlano tra loro, che passano rapidamente e con gli occhi bassi, oppure i francescani, col loro saio marrone.Quei frati così ben rappresentati nei quadri di Norberto, il pittore naif ben noto in Italia che ha saputo così bene rappresentare lo spirito, capace di esprimere la gioia della fede, che caratterizza i frati francescani. Se si ha fortuna, se si arriva ad Assisi nei mesi primaverili, può capitare di ascoltare l'eco dei tamburi dei giovani che si preparano per la grande festa che da sempre inneggia alla primavera, quel Calendimaggio che si svolge il giovedì, venerdì e sabato dopo il primo maggio di ogni anno e che riempie le strade della città di musica, danze e figure in abiti medievali. Una festa antica, che ha trovato nuova formalizzazione a metà del ventesimo secolo, che rappresentava il desiderio di festeggiare "Madonna Primavera" per sublimare, con gare e prove di destrezza, le tensioni che percorrevano la città, e le grandi famiglie che la dominavano, divise in "Parte de sopra" e "Parte de sotto".

Oggi certamente il bisogno di sostituire il suono delle armi con quello di canti e tamburi non esiste più ma esiste ancora, sentito come un tempo, il contrasto tra le due parti che ancora le porta a studiare e prepararsi per lunghi mesi nell'attesa di potersi esibire nei cortei, nelle gare e nelle prove artistiche. Prove artistiche che non si limitano a semplici esecuzioni di brani folkloristici ma che ripropongono musiche antiche dietro le quali si nascondono studi e ricerche negli archivi e nelle biblioteche per riscoprire gli autentici suoni del medioevo. E la qualità di questa ricerca è notevole, per convincersene basta ascoltare l'ensemble Laus Veris o l'ensemble Micrologus, specialisti di musica medievali ed entrambi strettamente legati alla festa del Calendimaggio.

Camminare per cercare qualche bottega un po' diversa dal solito, dove trovare i salumi e i formaggi tipici di queste terre, i dolci più tradizionali (la Rocciata per esempio), i liquori, i tessuti lavorati a mano al telaio e i ricami tradizionali realizzati con quel "punto Assisi" che proprio dalla città dove è stato creato prende il suo nome. I più coraggiosi possono risalire fino alla Rocca Albornoziana dove il vento isola ancora di più dai rumori che risalgono dalla valle e da dove la vista è aperta allo sguardo, abbracciando tutta la città. Oltre la Rocca, le salite sono ormai in direzione degli eremi, immersi tra gli alberi, e dei sentieri che risalgono la montagna. Da qui si colgono le molteplici anime di una città dove hanno saputo convivere tante differenze: battaglie e umiltà, spiritualità e arte, conservazione e modernità.

Contrasti che oggi la città sta riuscendo a trasformare in forza investendo fortemente nel estauro e nella vivibilità del suo centro storico, nel quale le ferite del terremoto del 1997 sono ormai un ricordo. La priorità è data agli investimenti nella viabilità, perchè la città possa rimanere accessibile ai visitatori senza essere soffocata dalla grande quantità di auto. Significativo anche l'investimento nella cultura perchè il grande passato della città non sia limite ma propulsore per la creatività. Camminare: è questo il modo di avvicinarsi lentamente allo spirito di Assisi, al suo desiderio di essere una città capace di conservare la propria essenza senza rimanere fuori dal mondo. esiderio che è parte di quel fascino che ha saputo sedurre tanti, italiani e non, che l'hanno scelta.

Certo, quando la si visita con attenzione rimane un solo rimpianto: quello di incontrare tanti "turisti", "pellegrini" che cercano di divorarla, quasi a portare a compimento un rituale dovuto e che non sembrano desiderosi di comprendere che soltanto il tempo e l'attenzione, come insegnavano Francesco e Chiara, sono le chiavi per interpretare davvero questa città.

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