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IL PUNTO

La congiuntura economica in Umbria al terzo trimestre 2018

Rallenta il manifaimmagine per sitotturiero nel confronto tendenziale e congiunturale - Micro imprese e artigiane tornano a soffrire -Prosegue la delicata fase del commercio -Migliora in controtendenza il clima di fiducia delle imprese e le aspettative sui mesi a venire

L’indagine congiunturale di Unioncamere Umbria sul terzo trimestre del 2018 evidenzia che il buon andamento evidenziato a metà anno subisce un rallentamento con variazioni negative che riguardano un po’ tutti gli indicatori ed entrambi i periodi di riferimento, quindi sia nel confronto con il trimestre precedente che con il terzo trimestre del 2017.

A livello settoriale sono industrie alimentari e industrie meccaniche quelle che presentano i valori positivi più numerosi, industrie dei metalli e quella del legno quelle con le variazioni negative numericamente maggiori.

Per quanto attiene alla dimensione delle imprese a soffrire di più sono le micro (da 0 a 9 addetti) seguite dalle medio-grandi (oltre i 50 addetti); meglio le piccole (da 10 a 49 addetti) con solo due valori negativi nella produzione e negli ordinativi esteri ma sono a livello congiunturale (confrontati quindi con il trimestre precedente).

Rispetto al trimestre precedente hanno segno positivo solo il fatturato estero con +2,9% e il fatturato totale con un +0,2%. Tra i valori negativi rilevanti il -3,7% degli ordinativi esteri e le perdite del 2,5% e dell’2,4% rispettivamente di ordini totali e ordinativi interni. Migliore la situazione comparata a livello tendenziale, con il terzo trimestre dello scorso anno: in aumento dell’1,3% occupazione e fatturato interno e dello 0,9% e 0,5% rispettivamente fatturato e produzione. Negativi il fatturato estero con -0,9% e gli ordinativi esteri, anche se solo di un -0,1%.

Continua la delicata fase del settore commercio che ormai dura dal 2016 e, salvo poche eccezioni, non sembra registrare miglioramenti.

Le criticità emerse in questo terzo trimestre riguardano tanto il confronto congiunturale che tendenziale, con poche variazioni positive che si concentrano principalmente nei prezzi di vendita (l’unica diminuzione è quella relativa alle micro imprese) e nelle vendite, anche se unicamente per quanto attiene al confronto con il trimestre precedente e eccezion fatta per commercio di prodotti non alimentari e micro imprese.

Per gli altri indicatori, occupazione e ordinativi, sono sempre le variazioni negative a prevalere su quelle positive.

Sono senza dubbio gli ipermercati il settore che va meglio (con valori negativi numericamente minori) così come a livello dimensionale le piccole e medio-grandi imprese, mentre le micro segnano sempre valori negativi.

“I dati dell’indagine” - commenta il Presidente di Unioncamere Umbria Giorgio Mencaroni – “sono – purtroppo- in linea con la situazione nazionale e, dopo la congiuntura particolarmente favorevole del trimestre scorso, c’era quasi da aspettarselo da un economia caratterizzata da andamenti altalenanti a periodi alterni”. “Si conferma quindi ancora più importante e fondamentale continua il presidente Mencaroni – un maggiore coordinamento a livello istituzionale per incentivare la crescita e il supporto alle imprese ad essere competitive su scala internazionale e nella nuova sfida del digitale”.

Cruscotto degli indicatori statistici al III trimestre 2018

Dall’analisi dei dati economici, si deduce come il valore della produzione delle imprese compresenti degli ultimi tre anni (5.249) è di più di 17 miliardi di euro (17.782.470.505 per l’esattezza).

Il campione di imprese con bilanci compresenti è formato per il 77,2% di imprese micro (fino a 9 addetti), per il 18,3% da imprese piccole (dai 10 ai 49 addetti, per il 3,7% da imprese medie (dai 50 ai 250 addetti) e per il restante 0,8% dalle grandi (oltre 250 addetti).

Un valore della produzione in crescita rispetto ai due anni precedente del 7,1% .

Il 46,6% del valore aggiunto è del commercio segue il manifatturiero con 32,1% (i valori percentuali dello scorso anno erano rispettivamente del 43,25% e 33,12%).

Il manifatturiero ha comunque un valore aggiunto maggiore di tutti gli altri settori (1.328.088.334, notevolmente superiore a quello del commercio di 915.606.172).

Le imprese micro, con il loro 77,2% del totale, creano solo il 13,5% del valore di produzione, mentre le grandi con il loro 0,8% ne creano il 43,1%.

Da un’analisi sulle società compresenti negli ultimi tre anni in utile e in perdita nel 2017, le prime ammontano al 79,6% (4180 sulle 5249) cresciute rispetto al 2016 di 2 punti percentuali ( e il 2016 con il suo 77,6% era stato anch’esso migliore di 2 punti percentuali rispetto all’anno precedente. I dati di bilancio del 2017 indicano un ROI sul totale delle società del 4,6% (nello scorso 2016 si era attestato al 3,6%) un ROS pari al 4,3% (il valore del 2016 era del 3,5%) e un ROE al 6,5% (5,0% nel 2016). L’indipendenza finanziaria, raggiunge nel 2016 il 32,4%.

Esaminando le società in utile si evidenzia sono le società di altri settori che realizzano il valore più alto del ROI con 7,5% a seguire manifatturiero e commercio con il 6,3%. Su un valore medio del ROI del totale imprese in utile che è del 5,8% il valore più basso si registra per il settore delle assicurazioni e credito (0,6%) seguito dall’agricoltura con 3,9%.

 

I risultati, in breve, dell'ultimo Osservatorio Economico dell'Umbria - I trim. 2018

immagine per sito- rallenta la congiuntura nei primi tre mesi del 2018 ma rimane positivo il confronto tendenziale con il 2017;

- bene ordinativi totali, ordinativi interni e occupazione;

- nuova battuta d’arresto per le micro imprese, artigianato e nel commercio


Allegati:
Scarica questo file (Comunicato stampa ind cong I 2018.pdf)leggi tutto

L'Umbria economica in sintesi al II trimestre 2017

congiunturaUna fotografia della situazione della nostra regione su popolazione, dinamiche impreditoriale, mercato import export confrontate con i dati nazionali e dell'Italia Centrale.

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